LA CRISI IMMOBILIARE
ARRIVA A MIAMI

22 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

Lo scoppio della bolla immobiliare tocca con fragore Miami, in Florida. Il Miami Herald sbatte oggi in prima pagina un titolo a caratteri cubitali: “Wanting Out”. Sottotitolo: “Innervositi dal calo del mercato, gli acquirenti di case cercano di uscire dai contratti gia’ firmati, mentre i costruttori si oppongono”.

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Il mercato delle case a Miami sta raffreddandosi velocemente, non solo i prezzi sono in forte calo rispetto ai picchi (un grafico del Miami Herald e’ molto esplicito) ma soprattutto l’offerta di nuovi appartamenti in vendita e’ in continuo aumento. Il fenomeno si verifica soprattutto per i condomini dei grandi palazzi attualmente in costruzione nella zona di Dowtown Miami, una volta proprieta’ super-contese, adesso “patate bollenti che nessuno vuole piu’ tenere in mano”, scrive il Miami Herald. La zona di South Beach invece non ha di questi problemi, poiche’ non ci sono nuovi palazzi in costruzione (o comunque sono molto pochi). La tensione tra costruttori e compratori (ma meglio sarebbe chiamarli speculatori in fuga) sale anche perche’ tra il 2007 e il 2008 verranno offerti sul mercato circa 25.000 nuovi appartamenti nella sola zona di Downtown Miami.

Gli acquirenti, che avevano comprato in fase di boom dei prezzi nel 2004/2005 e nella prima meta’ del 2006 a costi di pre-construction, e cioe’ prima che queste decine di palazzi fossero effettivamente costruiti, adesso cercano di “rompere” il contratto con i costuttori (developers). Ogni scusa e’ buona. Per esempio lo studio legale di Michael Schlesinger ha fatto causa per conto di un cliente a due costruttori perche’ il progetto iniziale in un determinato palazzo (2 Midtown) prevedava la costruzione e consegna di 459 appartamenti, mentre alla fine si e’ scoperto che ne saranno costruiti 455. Una modifica del contratto che, secondo l’avvocato, fa scattare le clausole di recesso da parte di chi le fa vuol valere.

Un’altra possibilita’ di recesso per gli acquirenti sono gli aumenti fortissimi della copertura assicurativa (in certi casi +160% in 2 anni, per via degli uragani dell’estate 2005, Katrina e Wilma). Gli aumenti si sono riverberati sulle fee mensili di “maintenance”, cioe’ le rate condominiali sono schizzate all’insu’ ben oltre le previsioni stabilite dal contratto.

La vicenda e’ destinata a avere un ruolo centrale sul mercato immobiliare di Miami, della Florida e degli Stati Uniti.