LA CRISI DEI MERCATI E QUELLA DEI CONSUMI

11 Febbraio 2008, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – «Signora mia, se voleva uscire e vendere tutto, doveva venire due mesi fa. Se invece pensa di approfittare dei prezzi bassi per entrare, mi dia retta: stia ancora un po´ in vacanza». Chi va a consultare il proprio broker (o il proprio commercialista) si sente fare, oggi, discorsi come questo.

Dietro l´affermazione un po´ sconsolata (non c´è niente da fare), si nasconde una situazione paradossale. I maggiori operatori del mercato (e anche quelli un po´ più piccoli) sono conviti che i listini abbiano fatto il loro bravo arretramento. In termini politici, diremmo che hanno fatto due passi indietro. Non solo: sono anche convinti che oggi i prezzi che si leggono sui terminali dei broker sono quelli giusti. Il mercato si è ripulito e non ci sono più titoli sopravalutati.

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Eppure, nonostante questa convinzione, che probabilmente è anche corretta, gli operatori rimangono incerti, paurosi. Lo si è visto la scorsa settimana. All´inizio hanno tentato un po´ di ripresa, poi hanno abbandonato i listini e tutto è tornato indietro.

Come si spiega questa incertezza? Gli elementi più importanti sono tre.

1 – Da un lato c´è il sospetto che la crisi immobiliare americana non sia affatto finita. I prezzi, cioè, possono ancora scendere. Ma questo, se fosse vero, finirebbe per gettare sul mercato altri prestiti subprime non pagati. Con relativo sequestro e successiva vendita degli immobili. Cosa che deprimerebbe ancora il mercato immobiliare in una sorta di spirale infinita. Nessuno ha notizie precise, ma molti esperti dicono che le case, in America, possono ancora scendere. Per il meccanismo che abbiamo appena visto un fatto del genere moltiplicherebbe il pasticcio dei subprime e aumenterebbe il caos dentro le banche.

2 – C´è chi dice che finora è emerso solo il 50 per cento dei buchi esistenti dentro le maggiori banche mondiali. C´è chi si dice convinto che i buchi sarebbero ancora più grandi. In conclusione, nessuno sa con certezza quanto è sottile la lastra di vetro sulla quale tutti i mercati stanno camminando. A tutto questo si può aggiungere che sui mercati continuano a girare voci di altre banche in grosse difficoltà e anche di hedge fund pronti a tirare le cuoia, lasciandosi dietro buchi di enorme e impressionante consistenza. Per ora sono voci (forse inevitabili in una fase come questa, ma purtroppo sono anche molto credibili).

3 – Infine, c´è la recessione. E mai evento negativo fu più annunciato di questo. Senza peraltro che lo stesso si sia mai manifestato. Nessuno oggi ha in mano un numero, un pezzo di carta, un grafico che lo autorizzi a dire che in un posto (magari in Groenlandia o nelle isole Svalbard) è stata vista la recessione. Però, se ne parla talmente tanto, che alla fine qualcuno ci casca. Come è successo negli Stati Uniti, dove nel quarto trimestre gli industriali hanno abbassato la produzione (perché c´era la recessione, che poi non si è vista) e adesso sono lì che corrono come matti a ricostituire le scorte che hanno dovuto bruciare per “servire” i clienti.

Si sta facendo strada, però, un´ipotesi quasi peggiore. E cioè che arrivi non la Recessione, quella grande, dove va giù tutto. Ma semplicemente una recessione da consumi.

Sotto questo aspetto i dati americani sono molto significativi. Negli ultimi mesi non c´è stata la Recessione, e i consumi tutto sommato hanno tenuto. Ma sono sembrati molto più fiacchi e si ha la sensazione che il consumatore americano, stretto fra il prezzo delle case che crolla e il suo portafoglio titoli che sta facendo la stessa fine, stia per gettare la spugna.

D´altra parte le grandi imprese di retail (cioè di vendite al consumo) stanno lanciando tutte quanti ipotesi molto allarmanti. Sostengono che ci stiamo avviando verso una stasi dei consumi non di qualche mese, ma di qualche anno.
Anche una nota azienda italiana (la Luxottica) molto presente sul mercato americano dei beni di consumo sostiene la stessa tesi: la paralisi dei consumatori della più grande economia del mondo durerà non qualche settimana o qualche mese, ma almeno un paio d´anni.
Ed è chiaro che con consumi (e quindi vendite) stagnanti, i profitti non possono certo salire. Ma allora nemmeno i prezzi di Borsa.

E´ questo lo scenario verso il quale stiamo andando? La recessione dei consumi, con intorno un mondo apparentemente uguale a prima, ma di fatto fermo, paralizzato, come e avesse bucato una ruota o se avesse finito la benzina? Mercoledì usciranno i dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti e sono in molti a pensare che da quei numeri arriverà la conferma a questa ipotesi. Potrebbero dirci, ad esempio, che dopo anni di crescita per la prima volta la massaia del Wisconsin e l´idraulico di Dallas hanno deciso di prendersi una pausa, con visite meno frequenti all´ipermercato locale. Nelle prossime settimane, comunque, parleranno anche le aziende e si capirà verso dove stiamo andando.

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