LA CORSA DELL’EURO NON DEVE FAR PAURA

22 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Come è già capitato in passato, siamo di nuovo alle prese con il Supereuro, cioè con la moneta europea che sta diventando troppo forte nei confronti del dollaro, l´altra importante valuta mondiale. Di solito, il Supereuro è visto male in Italia. E per una ragione molto semplice.

Siamo sempre stati abituati a recuperare competitività (e quindi esportazioni) attraverso la svalutazione della lira (quando c´era ancora) e quindi il fatto di essere costretti a lavorare con una moneta forte (che non possiamo svalutare perché non dipende da noi) ci inquieta. Le nostre imprese, si dice, avranno maggiori difficoltà nel vendere all´estero, mentre gli altri troveranno più facile vendere in Italia. In realtà, le cose non stanno proprio così.
Ma vediamo, prima, perché è tornato il Supereuro (a quota 1,36, grosso modo, contro il dollaro). Tre sono i motivi principali.

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Il primo consiste nel fatto che si ritiene che ci sarà un differenziale di crescita fra l´Europa e gli Stati Uniti. Nel senso che l´Europa oggi sta crescendo più velocemente dell´America. E questo pesa sul cambio delle monete: la gente preferisce avere in tasca la valuta di un´area che cresce di più.

Il secondo motivo ci porta nel mondo dei tassi di interesse. Oggi in Europa i tassi sul denaro sono al 3,75 per cento, ma entro l´anno dovrebbero arrivare al 4,25 per cento. Questo, almeno, è il giudizio dei mercati. Negli Stati Uniti, invece, il denaro costa il 5,25 per cento e si pensa che questo tasso possa rimanere stabile. Ma non si esclude che possa scendere.

In sostanza, i tassi europei vanno in su, quelli americani tendenzialmente vanno giù.
E questo, ovviamente, è un altro invito a spostarsi dalla moneta americana a quella europea che in prospettiva comincia a offrire tassi di interesse meno svantaggiati rispetto a quelli di Oltre Atlantico.

Inoltre, e siamo al terzo motivo, le banche centrali dei vari paesi stanno cominciando a detenere le loro riserve non solo in dollari, ma anche in euro. In definitiva, cala un po´ la richiesta di dollari e cresce quella di euro.
Tutto questo spiega perché in questo momento l´euro è in ripresa mentre il dollaro sta calando. Questo andamento ci procurerà molti guai? Ridurrà la nostra crescita nel 2007?

La risposta è no a entrambe le domande. Con una precisazione. Le cose vanno bene così fino a quando il cambio euro/dollaro rimane confinato nell´area 1,36-1,38. Se si dovesse cominciare a andare sopra 1,40 (che, secondo alcuni, è il target finale), allora la faccenda diventerebbe un po´ più complicata.

Naturalmente, si spera che non si arrivi a 1,40 o si pensa di poter evitare un simile evento. Per ora, comunque, siamo a quota 1,36. E a questo livello non ci sono grossi problemi.
Certo, è vero che le nostre esportazioni verso l´America saranno meno redditizie e è anche vero che i prodotti americani potranno arrivare qui con maggior facilità, ma tutto questo non sembra in grado di modificare il trend di crescita dell´Europa (oggi intorno al 2,3-2,4 per cento).

E esiste una spiegazione per tutto questo. Il maggior parte commerciale dell´Europa non è l´America, ma la Gran Bretagna. E il tasso di cambio dell´euro rispetto alla sterlina non si è mosso. In compenso, il Supereuro ci consente di risparmiare qualcosa su tutte le nostre importazioni in dollari (dal petrolio in avanti). E quindi ha anche una funzione anti-inflazione. Naturalmente, come si diceva prima, tutto questo è vero fino a quando il Supereuro non diventa un Super-Supereuro, fino a quando cioè non va oltre quota 1,40.

Ma, se questo è vero per l´Europa, come stanno le cose per l´Italia? Non male. Se infatti il maggior partner commerciale dell´Europa è la Gran Bretagna, quello dell´Italia è la Germania. E la Germania, come noi, lavora in euro. Quindi su questo fronte non ci sono problemi.
Gli eventuali pericoli, allora, da che parte possono venire? Le aree delicate sono due. Da una parte, come già detto, tutto funziona a patto che il Supereuro non diventi ancora più forte. Dall´altra parte, la questione vera riguarda l´andamento dell´economia americana. Se negli Stati Uniti l´attuale rallentamento rimane confinato nei limiti attuali (intorno al 2 per cento di crescita), allora non ci saranno seri problemi.

Se invece la frenata americana dovesse diventare più consistente, magari fino a trasformarsi in una recessione vera e propria (anche se breve), allora le conseguenze potrebbero essere di un certo peso. Perché è evidente che la crisi della più grande economia del pianeta finirebbe per avere qualche effetto sulla crescita mondiale e quindi anche su quella dell´Europa e dell´Italia.
E sul destino dell´economia americana i pareri sono molto contrastanti. C´è chi ritiene inevitabile l´esplodere della recessione: doveva già esserci nel 2001, poi è stata «rinviata» dalla Federal Reserve che ha immesso liquidità nel sistema proprio per evitare la crisi dopo l´attacco alle Twin Towers. Ma c´è anche chi dice che basterà la frenata in corso. Nei prossimi mesi si capirà chi ha visto giusto.

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