LA CINA ATTACCA ANCORA LE AZIENDE OCCIDENTALI

17 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

Dopo Google, la Cina prende di mira alcune note imprese straniere del settore moda e abbigliamento, sequestrando merci di Versace, Dolce & Gabbana, Zara.
La scorsa settimana nella provincia di Zhejiang sono avvenuti sequestri di carichi di materiali di Versace, Hugo Boss e della spagnola Zara, secondo informazioni diffuse da Bloomberg.

Il governo di Pechino ha la faccia tosta di affermare che i capi di moda e abbigliamento non rispondo ai requisiti di qualita’ richiesti dalla Cina, paese a cui notoriamente fanno capo la maggior parte delle contraffazioni dei grandi marchi di moda mondiali.

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Il dipartimento dell’Industria e del Commercio della provincia di Zhejiang ha esaminato 85 partite di prodotti tessili d’importazione, delle quali solo il 44% rispetta i requisiti richiesti. In totale sono state intercettate 30 marche mondiali del settore facenti capo a 11 paesi. Alcune violazioni sembra riguardino il contenuto di fibra, altre gli standard di sicurezza relativamente alla presenza di elementi tossici che possono causare problemi respiratori o alla pelle, e nei casi estremi anche forme cancerogene.

Con quest’ultima mossa, dopo la diatriba con Google (che dovra’ ritirarsi dal mercato cinese per essersi opposta alla censura del governo di Pechino) la Cina alza dunque il tiro sia commercialmente sia politicamente nei confronti del resto del mondo. Il colosso asiatico negli ultimi due anni ha rappresentato il mercato piu’ importante per tutte le maggiori imprese occidentali del settore moda, tessile e abbigliamento, essendo ormai la Cina il piu’ vasto mercato di sbocco del mondo. Il lusso tira molto nella fascia alta della popolazione (1.3 miliardi di persone), mentre fette sempre piu’ ampie di decine di milioni di cinesi ogni semestre si affacciano alle soglie della classe media.

Solo grazie alle vendite in Cina i grandi marchi occidentali della moda e del lusso sperano di poter recuperare la pesante recessione nei paesi di origine, dove i fatturati sono letteralmente crollati. Secondo le previsioni di insider del settore, la Cina rappresenta circa il 35% della crescita per l’industria tessile mondiale nel 2010.