La Cina annuncia uno Yuan più flessibile e prende tempo per il G20

21 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – La mossa cinese di rendere più flessibile lo Yuan è fatta in funzione dell’incontro dei G20 a Toronto in programma per il prossimo fine settimana, nel senso che è per la Cina stessa un problema in meno nell’agenda dei lavori. Minor pressione quindi nei confronti di Pechino e maggior concentrazione sui problemi che davvero interessanno il dragone asiatico, oltrechè spostare l’attenzione dei governanti riuniti a Toronto sul problema del sovra indebitamento dei Paesi europei e la sua difficile gestione. Economisti e analisti politici dicono però che l’efficacia di questo giocare d’anticipo senza passare per il Board del G20, o quantomeno del G7, dipende da quanto davvero flessibile diventerà la valuta cinese. Diversamente il problema si riproporrà più forte e più pressante di prima e il governo di Pechino sarà costretto a cedere posizioni sui temi economici dominanti. E’ però emerso un altro problema, quello della concertazione degli interventi in tema economica da parte di tutti i partecipanti al G20 e la mossa cinese, cioè quella di stralciare dall’agenda del Summit di Toronto la questione della flessibilità dello Yuan, ha fatto irrigidire gli Stati Uniti che hanno minacciato di contrastare fortemente il desiderio cinese di tener fuori lo Yuan dall’ordine del giorno della riunione. E lo stesso Obama ha dichiarato che la mossa cinese è da interpretarsi come un “punto costruttivo” da cui far dipanare un discorso più radicale in tema di cambi valutari, ma giudizi più equilibrati andranno dati in funzione di quanto il governo Cinese vorrà rivalutare la propria moneta. In effetti è proprio questo il problema e cioè che la Cina, ha agito positivamente in risposta alle attese dei partners internazionali, ma solo nelle intenzioni, perchè più fattivamente non ha detto di quanto vorrà svalutare ed entro quando intenderà farlo. Lasciare in mano al mercato questa decisione è quantomeno improvvido e lascia intravedere una sorte di menefreghismo per le preoccupazioni economiche internazionali. Da quì la volonta da parte degli Stati Uniti di mantenere inalterato il livello di pressione sulla Cina fino a quando non adotterà misure più concrete esprimendo in modo chiaro e netto il tasso di cambio dello Yuan nei confronti del Dollaro USA che a detta cinese vorrebbe ingabbiarlo in una fascia giornaliera dello 0,5% contribuendo così a ridurre la plusvalenza commerciale verso gli Stati Uniti e nello stesso tempo agire su questa leva per lo sviluppo interno. Muso duro degli Stati Uniti anche su questa modalità unilaterale che vorrà adottare la Cina, anche perchè così facendo lo Yuan potrebbe apprezzarsi di un “misero” 3% nei prossimi mesi dopo una svalutazione del 21% nel triennio 2005/2008 e un blocco del cambio sul dollaro a 6,83 dalla metà del 2008.