La caduta di Roma e’ vicina. Chi ha la superlista da 25 milioni di euro?

16 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – L’esponente del governo, che per ovvie ragioni chiede di rimanere anonimo, li mette in fila come se fosse una cantilena: «Un cambio di infissi di qua, un’aggiustatina all’impianto elettrico di là…». La cantilena prosegue: «Poi qualche muro abbattuto, un pezzo di terrazza, letti, cucine, camere da letto, rubinetti che perdono e sì, mettiamoci pure qualche bell’appartamento tutto intero con vista Colosseo, come quello per cui Claudio s’è fatto “aiutare”… Ma vi pare che l’epicentro di un terremoto politico degno di questo nome possa essere facilmente confuso per il numero di maggio di una rivista di arredamenti?».

E visto che l’elemento dell’orchestra berlusconiana si attende una sola risposta – e cioè «no» – ecco che è lui stesso a completare il ragionamento: «La lista di Anemone è robetta. Uno specchietto per le allodole. Il terremoto arriverà nel momento in cui saranno i soldi veri, a finire sui giornali».

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L’elemento mancante della criccopoli sono appunto loro, «i soldi». Che, stando all’incontrollato chiacchiericcio che s’è alimentato nei corridoi deserti di Montecitorio, potrebbero anche ammontare a venticinque milioni di euro, centesimo più, centesimo meno. Domanda numero uno: chi li ha ricevuti, «i soldi»? Una risposta l’ha azzardata il ministro Gianfranco Rotondi, convinto che quest’inchiesta finirà per coinvolgere «più governi e una decina di fazioni politiche». Domanda numero due: dove sono i soldi?

Risposta: sono stati senz’altro all’estero, in parte stanno ancora all’estero, in parte sono rientrati in patria più o meno ripuliti. Da qui la domanda numero tre: chi è in grado di poter intercettare le tracce di quei capitali? E qui la risposta si fa semplice semplice, soprattutto dopo l’approvazione dello scudo fiscale: il ministero dell’Economia, quello che sta a via XX settembre. Quello guidato da un Giulio Tremonti che anche i più acerrimi nemici ormai considerano l’uomo più in ascesa dell’intero centrodestra italiano. D’altronde lo riconoscono anche ai piani alti del quartier generale piddì che «nelle ore in cui circolano voci sulla qualsiasi e piovono schizzi di fango su chiunque, l’unico che viene considerato al di sopra di ogni sospetto è proprio il ministro dell’Economia».

Ad alimentare le voci maliziose sono le orme del ministero di via XX settembre in quasi tutti i capitoli già letti di Appaltopoli. A cominciare dalla lista di Anemone. Che, come dimostrano le parole del procuratore capo di Roma, «era sconosciuta» persino ai magistrati. Come è venuta fuori dopo tanti anni? Come è finita sulle pagine dei giornali?

Su Libero Franco Bechis ha scritto che «la superlista» è l’ultimo residuo della «guerra tra 007» combattuta tra Niccolò Pollari e Gianni De Gennaro. È vero, ancora non è possibile stabilire se il suo contenuto favorisca più il fronte dell’ex capo del Sismi o quello dell’ex capo della Polizia. Ma un aspetto di tutta la faccenda è ormai definito: la «lista» è stata acquisita dalla Guardia di Finanza nel 2008 e resa nota solo adesso.

Di fronte all’avvisaglia del terremoto, Silvio Berlusconi continua a muoversi leggendo la propria parte da due copioni differenti. Da un lato, «chi ha sbagliato pagherà e sarà cacciato». Dall’altro, «basta isterie e liste di proscrizione». È il sintomo, come dicono nella sua cerchia ristretta, che il Cavaliere sta cercando più che altro di «capire» gli effetti collaterali di una storia poco chiara persino agli occhi del capo del Governo.

Ma se il premier continua a muoversi a zig-zag, l’asse del Nord formato da Tremonti e dalla Lega ha già scelto il proprio ruolo. «Stavolta», s’è sentito dire Berlusconi da un amico nei giorni scorsi, «vedrai che Giulio e Bossi, di fronte a tutta l’opinione pubblica nazionale si posizioneranno perfettamente dalla parte dei “buoni”».

La profezia s’è avverata. Mentre un pezzo di ceto politico è già finito sui giornali (lista di lavoretti) e un altro pezzo è pronto a finirci (soldi), tutti ovviamente dalla parte dei “cattivi”, Tremonti ha partecipato alla riunione del Cipe di ieri imponendo un’ulteriore stretta ai colleghi ministri e ai presidenti di regione che volevano “un aiutino” per coprire i loro bilanci disastrosi («Questo no, questo no, questo sì, questo no…» è stato l’adagio tremontiano di fronte alle richieste dei colleghi).

E la Lega, in vista della manovra lacrime e sangue, gli ha offerto il migliore degli assist con la proposta di Calderoli di abbassare del 5 per cento gli stipendi di politici e parlamentari. E nel momento in cui dovesse uscire la lista di serie A, quella dei politici foraggiati dalla cricca? «Tremonti», scommette un berlusconiano di rango, «sarà in prima fila a chiedere il taglio delle teste colpevoli, come ha fatto con Scajola. E Silvio, immediatamente, lo accontenterà». E, magari, sarà l’antipasto di quel «governo di salute pubblica» su cui Pier Ferdinando Casini ha scommesso una settimana fa rispondendo in tivvù alle domande di Lucia Annunziata.

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