La borsa milanese si piazza ultima in Europa

19 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Si preannuncia un mercoledì nero per Piazza Affari, visto che a metà seduta i principali indici si mostrano ancora fortemente depressi. Stessa situazione si evidenzia nel resto d’Europa, dove però le vendite sono leggermente inferiori, mentre i futures sugli indici a stelle e strisce risultano perfettamente intonati al quadretto. La giornata era già partita male dopo il finale negativo di Wall Street e Tokyo appesantite dalla reintroduzione da parte della Germania del divieto di vendite allo scoperto, mossa a sorpresa che fa temere sullo stato di salute del settore finanziario europeo. In questa situazione già pericolante, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ci ha messo il carico da undici asserendo che l’euro è in pericolo e se fallisce, sarà un fallimento anche per l’Europa. In un’audizione al Parlamento tedesco, la Merkel ha aggiunto che serve una nuova cultura europea della stabilità e che dopo la crisi l’euro sarà più forte. Queste nuove dichiarazioni hanno pesato sulla moneta unica europea, facendole perdere circa mezzo cent. Il cross ha poi recuperato un po’ per portarsi a 1,2174. Si tratta di livelli che non si vedevano da aprile 2006. In frenata anche le quotazioni del petrolio che si portano a 68,08 dollari al barile, dopo i 72 usd della vigilia. Continuano le prese di beneficio sull’oro che vale 1.204 dollari l’oncia. A livello macro si attendono i prezzi al consumo degli Stati Uniti ed in serata la pubblicazione delle Minute dell’ultima riunione di politica monetaria della Fed. Tra gli indici milanesi, l’indice FTSE All Share registra un ribasso del 3,37% mentre l’indice FTSE MIB retrocede del 3,75%. Il future sul Fib quota 19.145 punti. Tra i dieci peggior titoli del paniere principale, ben cinque sono di natura finanziaria. Sembra di stare sull’ottovolante: giornate di forti rialzi si susseguono a sedute di ampi ribassi, con i finanziari sempre al centro delle operazioni principali. Oggi è la volta delle vendite. Intesa SanPaolo si porta in coda al paniere Ftse Mib con una minusvalenza del 5,99% tallonata da Unicredit -5,82%. Male anche Azimut -5,75%, Exor -4,42% e Cir -4,67%. Tra gli assicurativi, FonSai erode i guadagni della vigilia, mentre si parla ancora di un possibile incremento della quota nel progetto Citylife. Male Generali, anche dopo la notizia che il finanziere francese Vincent Bollorè, vice presidente del gruppo, ha acquistato 325 mila azioni del Leone di Trieste per un corrispettivo pari a circa 4,8 milioni di euro. Lo scivolone registrato dal petrolio sta influenzando i titoli azionari legati al settore mentre cresce l’attesa per le scorte settimanali di greggio statunitensi in agenda nel pomeriggio. A soffrire sono soprattutto Saipem -5,65%, Tenaris -3,62% ed Eni -3,27%. Maire Tecnimont risulta vittima delle prese di beneficio, dopo i guadagni della vigilia sulla vendita ai blocchi della totalità delle azioni proprie in portafoglio, pari all’1,5% del capitale per finanziare investimenti in corso. Giornata “no” anche per il cemento, con Buzzi ed Impregilo che perdono tra il 4-5%. Tra le auto sbanda la Fiat mentre tra le moto risulta in panne la Piaggio colpita da prese di beneficio dopo il rialzo di ieri quando il presidente Roberto Colaninno ha detto che i primi quattro mesi dell’anno per il gruppo sono andati meglio dell’anno scorso, aggiungendo che per il resto dell’anno le previsioni rimangono positive. Freccia rossa per Telecom, dopo che l’Antitrust ha aperto un’istruttoria nei suoi confronti per abuso di posizione dominante nei servizi di telefonia per Consip ed Enel. Atlantia si arrende alle vendite nonostante una partenza resistente. Ieri l’amministratore delegato Giovanni Castellucci ha detto che gli investimenti nel 2010 dovrebbero ammontare a circa 2 miliardi di euro, compresi 500 milioni per la manutenzione della rete. Perdite contenute per le utility, come Terna e Snam. Fuori dal paniere pesante Edison che potrebbe partecipare a gare di appalto per giacimenti in Iraq. Sul completo scivola Kme: la Corte di Prima Istanza delle Comunità Europee ha deciso di non accogliere l’appello presentato dalle controllate contro la sanzione pari a 67,08 mln di euro decisa dalla Commissione il 3 settembre 2004 in materia di violazioni alla normativa sulla concorrenza nel comparto dei tubi per idrotermosanitaria.