LA BOLLA CINESE STA DAVVERO SCOPPIANDO?

1 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Pensare che il mondo conosca qualcosa riguardo la Cina sembra essere un’affermazione generosa, oggigiorno. Appena pochi mesi fa era opinione diffusa – tra i politici, gli uomini d’affari e gli economisti – che la Cina avesse messo in atto il più imponente piano di stimolo del mondo, e fosse uscita dalla crisi economica più rafforzata che mai. Oggi quasi tutti sono preoccupati circa l’esplosione della cosiddetta ‘bolla cinese’.

Inutile dirlo, ma i cinesi stessi sono preoccupati (comprendono o no i meccanismi del loro paese?). Beijing ha recentemente imposto dei limiti rigidi sul credito bancario, mettendo di fatto un argine al fiume di denaro facile che ha permesso all’economia della Cina di crescere nel 2009. I mercati di tutto il mondo si sono messi in allarme di fronte alla minaccia sospesa che incombe sul Paese. I prezzi del petrolio, del rame e del minerale di ferro sono crollati, da quando i commercianti hanno imposto alla Cina di ridurre le sue importazioni. La situazione, effettivamente, non pare confortante.

Al fine di compensare la diminuzione della merce d’importazione – che è crollata del 16 per cento nel 2009 – la Cina ha effettuato una massiccia spinta verso l’investimento lo scorso anno, per mantenere il livello di crescita. In aggiunta ai 680 miliardi di dollari per le spese fiscali supplementari del 2009 e del 2010, Beijing ha mobilitato il sistema bancario dello Stato al fine di riversare un flusso di prestiti nell’economia. Detto fatto: 1,4 trilioni di dollari (circa un terzo del Pil) in nuovi prestiti bancari immessi nelle infrastrutture, nel mercato immobiliare ed azionario. Gli effetti sono stati sconcertanti: l’economia cinese ha ripreso a crescere immediatamente; i mercati immobiliari che fino a poco prima sembravano moribondi si sono rialzati, prosperando, ed i titoli si sono ripresi.

Coloro che detengono il potere economico e politico guardano ad una simile situazione (quasi eccessivamente positiva) con profonda inquietudine. La facile regolamentazione sottesa al credito bancario, adottata nel 2009, ha fatto sì che molti dei nuovi prestiti siano stati effettuati imprudentemente. I beneficiari di tali prestiti hanno usato il denaro ottenuto per speculare nel mercato immobiliare ed azionario. È un fatto risaputo.

Le infrastrutture finanziate tramite strumenti di debito, alla fine, si dimostreranno essere degli oneri finanziari. Tutto questo significa che le banche dello Stato, molto probabilmente, saranno investite da una nuova moltitudine di prestiti non remunerativi nei prossimi anni. Anche se nessuno si aspetta che il sistema bancario della Cina possa crollare sotto il peso di tutto questo – la previsione più nera è che circa il 10-15 per cento dei nuovi prestiti si riveleranno essere prestiti a vuoto – di certo esso ne uscirà seriamente indebolito.

Ancora più preoccupante del prospetto dei pessimi prestiti di massa, appare il problema dell’inflazione. Ha già raggiunto l’1,9 per cento nel 2009, e ci si aspettano dati molto più alti nel 2010, proprio a causa dell’enorme emissione di credito bancario nel 2009. Preoccupa ancora di più, comunque, la possibilità che la crescita del Paese possa subire un brusco arresto in seguito alla chiusura, da parte delle banche, del rubinetto del credito.

Ironicamente, la bolla cinese potrebbe essere meno grande e pericolosa di come appare a coloro che la osservano dall’esterno. Mentre il mercato immobiliare, nelle grandi città, assume chiaramente i contorni di una bolla, il Paese intero non è stato (ancora) colto da una tale psicosi. Il mercato azionario è già crollato di 10 punti, rispetto ai suoi dati più alti. Il suo valore, oggi, sembra essere positivo, ma non eccessivamente. Ciò che sta esplodendo è la bolla psicologica riguardo la Cina.

Fino a poco tempo fa molti, in Occidente, pensavano che l’economia cinese fosse inarrestabile. Ora temiamo che possa collassare. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.

traduzione di Valeria Dani

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