La bionda svedese che ha incastrato Assange e’ un’agente della Cia?

11 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Anna Ardin, 31 anni, nei documenti di tribunale “Miss A”, la bionda che ha accusato di stupro il fondatore di WikiLeaks Julian Assange e che ha reso possibile il suo arresto a Londra, e’ stata descritta come femminista, attivista di sinistra e militante per la difesa dei diritti degli animali.

Ma la contro-informazione sta facendo il suo corso. E di questo personaggio cominciano a circolare nuove descrizioni. La pista l’ha aperta il quotidiano di Cuba Granma insieme all’agenzia di stampa Prensa Latina: hanno pubblicato dispacci in cui si sostiene che la Ardin – la quale ieri ha ritrattato le accuse di stupro contro Assange, ha cancellato tutti i suoi Twitter “amorosi” con il fondatore di WikiLeaks e non parla piu’ con le autorita’ – e’ una collaboratrice cubana della CIA che lavora con un paio di agenzie governative americane dell’intelligence con sede a Miami. La donna, secondo queste fonti, ha avuto legami in passato anche con il “terrorista” anti-castrista Carlos Aberto Montaner.

Non ci sono prove ufficiali e questa pista dovra’ essere valutata con attenzione nei prossimi giorni ma la bionda svedese – che ha lavorato anche all’Universita’ di Uppsala (sua ultima email conosciuta: [email protected]) – sembrerebbe la classica trappola “sexy”, bella, intelligente e usata dai servizi segreti per incastrare specifici target maschili.

In certi ambienti conosciuta anche come Bernardin, la Ardin ha appena lasciato la Svezia e si e’ trasferita da qualche giorno nella West Bank nei Territori Palestinesi, ufficialmente come parte di un gruppo di militanti cristiani con obiettivo la riconciliazione tra palestinesi e israeliani. Secondo alcune fonti si trova nella piccola citta’ di Yanoun, non lontano dal famoso muro di sicurezza al confine di Israele. Yanoun e’ continuamente presidiata da coloni ebrei fondamentalisti.

Ma facciamo un passo indietro. Dopo aver lasciato Cuba, Anna Ardin si era fatta conoscere per la sua “letteratura vitriolica in siti web finanziati da USAID e controllati dalla CIA, come Misceláneas de Cuba, di proprieta’ del cubano Alexis Gainza Solenzal”, scrive il quotidiano cubano Granma.

E da collaboratrice di Gainza e dei servizi di intelligence Usa, tornata in patria la svedese si e’ poi trasformata in “esperta” di mezzi di comunicazione, lavorando per Dagens Nyheter e SVT e trovando una posizione amministrativa all’interno del partito Social Democratico della Svezia (al governo). Nel 2007, stando sempre alle fonti di La Habana, la Ardin fondo’ il club gay “Queer-klubb Feber” a Gotland, un’isoletta svedese a 60 chilometri dalla costa, rifugio di divertimenti (link del club su Facebook, con foto e commenti della Ardin)

Il mentore riconosciuto della svedese, Alexis Gainza, nato a La Havana, risiede anche lui in Svezia dal 1991 e lavora nel mondo scandinavo della “disinformazione”, tirando anche le fila della Unión Liberal Cubana del vecchio agente della CIA Carlos Alberto Montaner, un profugo anti-castrista.

Gainza e’ anche coinvolto con la tedesca IGFM (Internationale Gesellschaft für Menschenrechte) legata a sua volta all’intelligence in Germania e Stati Uniti, con nelle sue file ex nazisti, giuristi come Ludwig Martin ed ex militari come Dieter von Glahn. L’attuale portavoce della IGFM, Martin Lessenthin, collabora in Venezuela con Primero Justicia, una fazione gestita da Alejandro Peña Esclusa. Secondo i servizi segreti cubani (l’unica cosa che funziona nella disastrata isola caraibica, quasi al collasso economico, sotto la dittatura dei fratelli Fidel e Raul Castro) Primero Justicia e’ il socio principale in Venezuela dell’Instituto Republicano Internacional, un’organizzazione di estrema destra finanziata dall’americana National Endowment for Democracy.

Piu’ passano i giorni, insomma, e piu’ si capisce che Julian Assange potrebbe lui stesso far parte di un disegno ben piu’ vasto rispetto a quanto oggi sappiamo, sia in merito al suo ruolo sia in merito ai famosi documenti di WikiLeaks. I “danni collaterali” dei file fatti uscire nelle ultime settimane sono molto ben controllati. E in gioco c’e’ forse anche la sopravvivenza dell’internet “pubblico” come attualmente lo utilizziamo. …

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