LA BCE BATTA UN COLPO

29 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

E se i pacifici signori della Banca centrale europea si dessero una svegliata? Se, ad esempio, giovedì si riunissero e decidessero di dimezzare il costo del denaro in Europa (dal 2 all’1 per cento)? Sarebbe una brutta cosa? Non credo proprio.

Ma, si dirà, perché dovrebbero farlo? La risposta è una sola: perchè no? Che cosa c’è di male?
I termini dentro i quali impostare il ragionamento sono molto semplici. Il mondo sta crescendo, nel suo insieme, nel 2004, al ritmo del 4,6 per cento. Gli Stati Uniti, che sono l’economia più forte, stanno crescendo al ritmo del 4-5 per cento. L’Europa (cioè circa 400 milioni di persone) sta crescendo invece dell’1,5 per cento. E questo va avanti da circa due anni e minaccia di andare avanti ancora per un altro anno, almeno.

E’ evidente che l’Europa è finita nel fosso, fuori strada. In stagnazione. E è altrettanto evidente che non si vedono azioni consistenti per tirarla fuori, per cambiare marcia. Anche l’Europa, oltre all’Italia, avrebbe bisogno di uno choc molto forte per cambiare marcia, per ricominciare a crescere. Ma all’orizzonte non si vede nessun choc.

Proviamo, allora, a chiederci da dove potrebbe venire questo choc. Il primo soggetto interessato a realizzarlo dovrebbe essere la politica-politica, cioè l’insieme dei governanti e della commissione di Bruxelles. Ma è chiaro che per diverse e mille ragioni la politica-politica non è grado di organizzare questo elettrochoc all’economia europea. Sopratutto perché hanno tutti i bilanci statali talmente in rosso che proprio non saprebbero dove trovare i soldi per organizzare uno choc che abbia qualche possibilità di farsi sentire. Anzi, due dei maggiori paesi (Francia e Germania) hanno addirittura violato il patto di stabilità (cioè hanno speso più del consentito) senza fare alcun choc. Insomma, la politica-politica è paralizzata (o si sente paralizzata). E, dopo due anni di crisi (che non è cominciata ieri), non ha ancora messo in campo una qualsiasi politica anti-congiunturale decente, credibile, di qualche interesse per qualcuno. Quindi la politica-politica non è in grado di fare nulla, lo ha ampliamente dimostrato in questi ultimi ventiquattro mesi.

Un’altra carta che si potrebbe giocare è quella di far scendere in campo la politica fiscale. Un bel taglio alle tasse, e via, voglio vedere se l’Europa non riparte. Ma siamo di nuovo al punto di prima. La politica-politica, se potesse, taglierebbe le imposte oggi pomeriggio (così, fra l’altro, gli attuali governanti avrebbero qualche possibilità in più di essere rieletti). Ma, purtroppo, non si può. Non ci sono soldi. I bilanci statali europei sono talmente scassati che la sola idea di abbassare le tasse provoca mal di testa a non finire fra gli economisti, gli esperti di tutto il mondo e le centrali internazionali di controllo (Fondo monetario, Ocse, ecc.).

Quindi, in sostanza, sia la politica-politica che la politica fiscale sono impotenti di fronte ai mille giorni di crisi dell’Europa (mille giorni che possono anche diventare dieci mila, se non si svolta). Ecco perché, a questo punto, si finisce sulla Banca centrale europea. Se la politica-politica non può fare niente, se la politica fiscale è ancora più paralizzata, non rimane che rivolgersi alla politica monetaria. Con tutte le avvertenze del caso. La Bce non ha fra i suoi compiti quello dello sviluppo dell’economia, deve preoccuparsi solo della stabilità della moneta e quindi dell’inflazione. Giusto, però siamo anche in emergenza. Siamo un Continente intero che ha perso la strada della saggezza e della crescita. Siamo, insomma, un malato grave. E nessuno griderà allo scandalo se la Bce allargherà i suoi compiti.

Anche perché la Bce ha qualcosa da farsi perdonare. Sono mesi e mesi che tiene il costo del denaro in Europa al doppio rispetto a quello americano. E negli Stati Uniti il denaro costa ancora la metà, rispetto all’Europa, nonostante là la ripresa economica sia partita (e con forza) da tempo. In sostanza, la Federal Reserve americana ha drogato con vigore (forse fin troppo) la sua economia. La nostra Bce, invece, si è comportata come una monaca virtuosa: camomille serali e buone parole. Il risultato è quello che si diceva prima: l’America corre quasi al ritmo del 5 per cento, noi affondiamo intorno all’1,5 per cento.

Se tutto ciò è vero, e è vero, allora perché la Bce non prende il coraggio a due mani e non dà lo choc di cui l’Europa ha bisogno? Perché non abbassa di colpo e senza preavviso il costo del denaro all’1 per cento (dal 2 attuale)?
So benissimo che da una mossa del genere non c’è da aspettarsi miracoli. Ma so anche che, in queste condizioni, è l’unica cosa che si può fare. Darebbe alle imprese e alle famiglie il segnale che qualcuno, finalmente, si sta preoccupando per la crisi in cui giace il nostro Continente.

L’eventuale taglio dei tassi di interesse farebbe probabilmente precipitare l’euro nei confronti del dollaro e questa potrebbe rivelarsi una carta molto importante perché ridarebbe competitività alle nostre imprese e ridarebbe slancio alle nostre esportazioni.

In questa proposta, me ne rendo conto, c’è poco di ortodosso, ma siamo talmente nei guai che possiamo anche violare qualche regola.

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