LA BATTAGLIA
DEL PUT
NON AVRA’ VINCITORI

13 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – La battaglia sulla put è per la Fiat è un po’ come la linea del Piave, perderla significherebbe il tracollo, conservarla fornirebbe la base su cui costruire una risalita che, va detto, presenta ancora molte incognite. Si prospetta una guerra lunga battaglia, che comincia con una riunione dello «stato maggiore».

Oggi l’amministratore delegato Sergio Marchionne illustrerà ai soci dell’accomandita Giovanni Agnelli & C il suo piano di azione (dopo aver già incassato il pieno appoggio del presidente Montezemolo): difendere a tutti costi il diritto della società torinese di vendere agli americani l’intero pacchetto azionario di Fiat Auto (di cui ora detengono il 10%).

Poi domani i vertici di Gm e Fiat si vedranno a Zurigo per l’appuntamento trimestrale dello steering committee, dove probabilmente si mostreranno a vicenda i punti forti delle loro tesi legali: Gm che vuole dimostrare che l’opzione è decaduta dopo l’aumento di capitale di Fiat Auto e la vendita alle banche della finanziaria Fidis, mentre di contro dal Lingotto ribadiranno che Gm ha deliberatamente rinunciato a partecipare all’aumento di capitale (imposto dalla legge italiana per ripianare le perdite) e che Fidis potrebbe tornare in tempi utili all’interno del perimetro di Fiat grazie all’esercizio di un opzione call (riacquisto) concessa dal pool di banche ora proprietarie del 51% di Fidis. Su questo punto sempre domani dovrebbe svolgersi una riunione delle otto banche creditrici, dove si discuterà anche della posizione finanziaria del Lingotto, tornata a farsi preoccupante.

E questo sembra suggerire che difficilmente la Fiat possa sperare di reggere una partita lunga da giocarsi davanti alla giustizia civile (é competente il tribunale di New York) con Gm. Però le possibilità di un’intesa in tempi brevi sembrano essere tramontate per cui, come traspare dall’intervista di Sergio Marchionne al New York Times di venerdì, si punterà ad una decisa accelerazione: per Fiat mercoledì scade la tregua legale con Detroit, il 24 gennaio la put diventa esercitabile per i prossimi cinque anni. Quale che sia l’esito del braccio di ferro (vittoria in tribunale o transazione extragiudiziale), difficile che la collaborazione industriale, finora lodata da entrambe le parti, possa non risentirne.

Marchionne definito la partnership con Gm «restrittiva» chiedendo per la sua azienda «libertà strategica». Insomma, dice Marchionne, la discussione sul futuro del put deve allargarsi a una riconsiderazione globale dell’intesa del marzo del 2000 che aveva creato le due joint venture con Gm nel settore motore-cambi (Powertrain) e degli acquisti. Visto che, specie su Powertrain, sembrano scaricarsi le necessità di ristrutturazione sia della Fiat sia quelle delle divisioni europee di Gm (specie in Germania). Inutile continuare a sommare due debolezze.

Da qualche tempo ormai Fiat lamenta che da questa alleanza industriale i maggiori benefici sono andati a Gm, che ha potuto ad esempio usufruire dei propulsori diesel della casa torinese, considerati tra i migliori al mondo, e non ha invece apportato sostanzialmente nulla, al di là dei risparmi produttivi. Lo scontro si annuncia talmente duro che l’intero «master agreement» siglato nel 2000 con annessa «vendita differita» (come fu giudicata allora) rischia di uscirne distrutto. Ma la durezza nelle dichiarazioni e l’inoppugnabilità delle posizioni legali nascondono da entrambi le parti una serie di debolezze industriali che probabilmente determineranno l’esito finale del contenzioso.

Fiat dovrà reinventarsi un futuro e trovarsi un nuovo (o più d’uno) partner industriali, sapendo di non essere certo l’azienda più «attraente» del mercato dopo tre anni di crisi feroce e con una situazione finanziaria pesante. Il problema di rinnovamento che presto riguarderà anche i soci del Lingotto, con le banche prossime alla scadenza del prestito convertendo che le trasformerebbe in azioniste e l’Ifil degli Agnelli al centro di un ripensamento strategico totale.

Logica vorrebbe che le due questioni si risolvessero nello stesso momento. Gm, dal canto suo, sta tentando di sfilarsi con il minor danno possibile da quello che ormai si è rivelato un pessimo affare, quindi cercherà in tutti i modi di neutralizzare il put di Fiat, ma se sconfitta non ha certo interesse al suo effettivo esercizio.

L’Economist ha prospettato una sorta di possibile «vendetta» degli americani decisi, diventati proprietario di Fiat Auto, a sottoporla a una terribile ristrutturazione (in pratica uno smantellamento), che avrebbe anche dei fondamenti dal punto di vista industriale visto che nessun grande produttore di automobili ha bisogno di aumentare la propria capacità produttiva in Europa.

Ma sarebbe una scelta costosa e molto impervia, basta guardare all’atteggiamento di sindacati e governo tedeschi al piano di 12 mila tagli negli stabilimenti Opel (gli americani hanno promesso che non ci saranno licenziamenti, ma solo prepensionamenti e ricollocazioni presso fornitori) per immaginare in Italia una reazione molto maggiore. Dunque dopo il passaggio in tribunale si dovrebbe giungere ad una transazione, secondo molti analisti prossima al miliardo di dollari. D’altronde nessuno combatte quando non ha niente da vincere.

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