LA BADANTE NON CONVIENE PIU’

11 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 11 mag – Il nuovo contratto colf, in vigore dal primo marzo, ha notevolmente alzato i minimi retributivi per le assistenti familiari. Aumenti che oscillano tra il 30 e 40 per cento rispetto al vecchio contratto, e che sono stati giustificati con il fatto di essere più adeguati ai valori “di mercato”. Si tratta certo di una buona notizia per le donne lavoratrici. Probabilmente pensava a loro il ministro per la Famiglia quando l’ha definito “il miglior contratto possibile”. Ma per le famiglie – i “datori di lavoro” – questi aumenti sono pesanti. Quasi nessuno, finora, lo ha segnalato, ma per molte famiglie i costi di una assistente familiare, soprattutto se co-residente, sono diventati proibitivi. Colma la lacuna l’economista Sergio Pasquinelli, che su lavoce. info fa un po’ di conti. Un’assistente familiare co-residente costa adesso, contributi compresi, tra 1.000 e 1.300 euro al mese, a seconda del livello in cui si colloca. Cui si devono aggiungere le spese di vitto e alloggio. Il totale si avvicina ai 1.500 euro mensili. E questa è la cifra su cui si attestano i costi di ricovero in casa di riposo in molte Regioni italiane: Emilia Romagna, Veneto, Toscana e in diversi altri contesti. “Se la badante non è più competitiva, o se lo è molto meno di prima, possiamo prevedere due cose”, scrive Pasquinelli. “In primo luogo, come se ce ne fosse bisogno, un aumento del mercato nero, perché più conveniente. Si consoliderà cioè la collusione tra datore di lavoro e lavoratore all’evasione. In secondo luogo, ci possiamo aspettare un “ritorno” ai servizi pubblici, residenziali e domiciliari, perché le differenze di costo si riducono mentre qualità e garanzie degli interventi rimangono ben diverse. Non l’intensità dell’assistenza, però, che non ha eguali rispetto a ciò che le assistenti familiari offrono. La tendenza potrebbe rafforzarsi alla luce di un cambiamento diffuso: la diminuzione delle assistenti familiari disposte alla co-residenza. È rilevabile in diversi territori e si lega a un processo di integrazione delle assistenti familiari nel tessuto sociale: perché sempre più si possiede un alloggio autonomo, e perché crescono i ricongiungimenti familiari. Le assistenti familiari preferiscono il lavoro a ore: se ben organizzato, produce entrate vicine alla co-residenza. Ne consegue un probabile aumento di domande di ricovero in strutture residenziali, da parte delle famiglie, per elementi di costo, di disponibilità e di qualità degli interventi”.