L’URUGUAY TRA L’INCUDINE E IL MARTELLO

1 Agosto 2002, di Redazione Wall Street Italia

La crisi che ha colpito l’America Latina si fa sentire anche in Uruguay. Nella giornata di giovedi’ questo piccolo Paese di tre milioni di persone schiacciato tra il Brasile e l’Argentina si e’ bloccato per quattro ore a causa di uno sciopero generale a cui hanno aderito praticamente tutti i lavoratori. La richiesta e’ quella di un innalzamento dei livelli salariali che riporti il potere d’acquisto ai livelli precedenti la svalutazione.

E l’Uruguay appare destinato a momenti ancora piu’ difficili in assenza di aiuti economici esterni. Ancora una volta ad essere chiamato in causa e’ il Fondo Monetario Internazionale, il cui modello “aiuti in cambio di riforme” viene ancora una volta essere messo in discussione.

La corsa al ritiro di contanti e al cambio di moneta locale in valuta pregiata ha costretto il Governo a misure di emergenza come la chiusura degli sportelli bancari e dei bancomat.

Secondo la commissione economica delle Nazioni Unite responsabile per l’area dell’America Latina e dei Caraibi, l’economia dell’Uruguay e’ destinata a registrare quest’anno una contrazione del 5%.

Ad impedire al Paese di precipitare nel baratro potrebbero essere nuovi aiuti dell’FMI o un’accelerazione di quelli gia varati. Ma intervistato su questa eventualita’ dall’agenzia di stampa Reuters, il portavoce del Fondo Tom Dowson ha rilasciato un laconico “no comment”.