“L’uomo del futuro sara’ semi-immortale e parlera’ coi computer”

27 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – La Civilità Vedica professava la metempsicosi (ovvero la reincarnazione dopo la morte), i Taoisti cinesi cercavano la pietra filosofale, i musulmani e i cristiani credono nel Paradiso, mentre i Mormoni addirittura credono sia nella vita dopo la morte, sia nella vita prima della nascita (sotto forma di spirito).

Fin dall’alba dei tempi, l’ immortalità è stata una delle aspirazioni più potenti (e spesso tragiche) della specie umana. C’è chi spera di poter vivere fino a 120 anni sfruttando le possibilità offerte dalla scienza, e chi invece punta alla evoluzione di un nuovo Uomo 2.0 e di una nuova società di semi-immortali. Tra questi c’è il gruppo di ricerca iLabs, che da trent’anni si occupa di sognare, progettare e concretizzare il passaggio da una civilità mortale a una civilità semi-immortale.

Se ne discuterà ampiamente il prossimo 5 marzo, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano, nell’ambito di un evento chiamato Singularity Summit. La conferenza vedrà la presenza di diversi esperti del settore, tra cui spiccano i nomi di Raymond Kurtzweill e di Aubrey de Grey della Sens Foundation. E Wired.it vi farà assistere in diretta all’evento sulla WiredTv.

Per capire meglio di cosa si tratta Wired ha intervistato Gabriele Rossi, direttore del dipartimento di Intelligenza Artificiale iLabs.

Per rompere il ghiaccio, spieghiamo ai lettori cosa è, e di cosa si occuperà, il Singularity Summit.

“Il 5 marzo presenteremo lo stato dell’arte di alcuni dei nostri principali progetti di ricerca nel campo del prolungamento indefinito della vita umana. Per l’occasione abbiamo scelto due padrini d’eccezione come Raymond Kurzweil e Aubrey De Grey, forse i due scienziati oggi più rappresentativi della singolarità in arrivo”.

Due anni fa Vernor Vinge annunciava che la singolarità si avvicinava a velocità esponenziale e che entro il 2030 sarebbe diventata realtà. Ma facciamo chiarezza, ci dia la sua definizione di Singolarità: cos’è? E quando i suoi effetti saranno visibili ai comuni mortali?

“Gli iLabs, i nostri laboratori di ricerca, sono stati fondati nel 1977 quando la singolarità non si chiamava ancora Singolarità. Eppure la nostra idea era già ben definita: a un certo punto della sua storia il genere umano arriverà a comprendere sufficientemente la realtà da riuscire a prolungare indefinitamente la propria vita. E, in questi trentatre anni, le probabilità che questo evento eccezionale possa accadere sono radicalmente aumentate, grazie soprattutto all’andamento esponenziale del progresso scientifico e tecnologico. È comunque molto difficile etichettare oggi un evento come segnale oggettivo dell’avvicinarsi della Singolarità. Dal nostro punto di vista esistono solo due parametri che valgano la pena di essere presi in considerazione: la qualità e la quantità della vita. Negli ultimi anni questi due parametri sono oggettivamente migliorati, anche se non ancora in modo radicale”.

Il suo talk affronterà la possibilità di creare un nuovo linguaggio perfettamente computabile, che potrebbe essere tranquillamente comprensibile da un computer. Di cosa si tratta? È qualcosa di simile al System English utilizzato nel Natural Language Programming per costruire astronavi guidate da intelligenza artificiale?

“Indubbiamente esistono diversi punti di contatto con il System English, ma la prospettiva del nostro progetto è diversa. Oggi il principale limite delle macchine è che non capiscono quello che stanno facendo… Possiamo dire che sono solo simulazioni di vera intelligenza. Secondo il nostro approccio però questo limite è facilmente superabile dotando i computer di un adeguato modello simbolico di rappresentazione del reale. È esattamente per questo motivo che abbiamo sviluppato una possibile matematica del pensiero e tramite questa matematica abbiamo creato un modello di reale perfettamente computabile e quindi inseribile all’interno di qualsiasi computer sufficientemente potente. Il progetto dello i-ese, una sorta di linguaggio universale utilizzabile dalle macchine e dagli uomini, è proprio una delle più interessanti conseguenze della nostra matematica del pensiero”.

Parliamo di prolungamento della vita: cosa si intende per semi-immortalità?

“Per semi-immortalità intendiamo il prolungamento indefinito della vita, ovvero il principale effetto pratico della Singolarità in arrivo. Utilizziamo il termine semi-Immortalità e non immortalità perché riteniamo che l’immortalità sia un concetto esclusivamente metafisico e quindi non appartiene al nostro modello di reale”.

Esistono diversi approcci con cui la scienza sta provando ad aumentare la longevità umana. Quale secondo voi sarà il più efficace: la modificazione dell’alimentazione, la terapia genica, le staminali?

“Certamente qualsiasi contributo sarà utile. Agli strumenti che lei ha citato aggiungerei la psiconeurofisiologia e le nanotecnologie. La psiconeurofisiologia ci consentirà di comprendere come il software della nostra mente è scritto nell’hardware del nostro cervello e quindi ci consentirà di migliorare radicalmente il nostro funzionamento complessivo. Non dimentichiamo che il cervello controlla direttamente buona parte della nostra fisiologia. Le nanotecnologie, a loro volta, ci consentiranno a breve di riparare i nostri organi danneggiati e, soprattutto, di sconfiggere definitivamente molte malattie, una tra tutte il cancro”.

Alcuni fautori della semi-immortalità prevedono che l’attuale specie umana verrà affiancata (o sostituita) da un nuovo tipo di uomo, una sorta di upgrade biomeccanico e biotecnologico, un Uomo 2.0 insomma. Si ritrova in questa prospettiva?

“Anche noi parliamo di Uomo 2.0, intendendo certamente tutti i possibili aiuti che la tecnologia potrà darci, ma non riteniamo che saranno questi upgrade biomeccanici e biotecnologici i veri elementi di differenziazione. La mia opinione è che l’Uomo 2.0 sarà radicalmente più etico dell’attuale e che sarà proprio l’adozione di uno schema etico personale molto rigoroso a rappresentare lo spartiacque tra uomo attuale e uomo Semi-Immortale”.

E la società? In che modo, a vostro avviso, il progresso tecnologico modificherà la società del futuro? Provi, per esempio, a illustrarci la Milano del 2050.

“Tra tutti gli scenari possibili quello che noi riteniamo più probabile sarà l’apparire di varie meta-società, ovvero di società all’interno della società base, ciascuna dotata di leggi e regole specifiche. La Singolarità infatti non porterà solo a una frammentazione dell’io, peraltro già in atto, ma anche ad una frammentazione della società stessa. Ritengo che le meta-società non saranno caratterizzate da aggregazioni di natura territoriale, economica o culturale ma, come dicevo prima, saranno caratterizzate principalmente da aggregazioni di natura etica. Nella Milano del 2050 mi immagino diverse meta-società che convivono pacificamente tra di loro e una di queste meta-società sarà quella formata dagli Uomini 2.0. Questi Uomini 2.0 milanesi saranno a loro volta direttamente collegati con tutti gli Uomini 2.0 del pianeta”.

Storicamente, il rapporto tra l’uomo e la sua ricerca dell’immortalità è foriero di tragedie. Lo dimostra anche l’abbondanza di esempi tragici nella produzione culturale popolare: Frankenstein, le epopee zombie e volendo anche Il Ritratto di Dorian Gray. Avete considerato i rischi che una corsa verso la semi-immortalità potrebbe comportare?

“La domanda è perfetta, questo è esattamente il problema centrale della Singolarità. Se consideriamo l’innovazione scientifica e tecnologica senza considerare gli obiettivi per cui vogliamo realizzarla commettiamo un errore dalle conseguenze potenzialmente tragiche. È esattamente questo il motivo per cui deve nascere l’Uomo 2.0: la Semi-Immortalità non potrà mai essere raggiunta causando sofferenza o distruzione”.

In quest’ottica, che ruolo ha iLabs?

“L’obiettivo degli iLabs è, detto nel nostro linguaggio, provare a risolvere il Gioco, ovvero avvicinarci il più possibile alla comprensione completa del reale e alla comprensione completa della nostra mente. Gli iLabs, fin dalla loro nascita, hanno sempre avuto una triplice natura: ovviamente scientifica e tecnologica ma, come abbiamo visto, anche filosofica. Da qui l’aspetto fortemente interdisciplinare di tutte le nostre attività di ricerca. Questa interdisciplinarietà è forse la caratteristica che ci differenzia maggiormente da tutti gli altri laboratori di ricerca che, in questo momento, si stanno occupando di singolarità”.

Questo articolo e’ apparso su Wired.it

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