L’oro non ha limiti: l’ultimo salvagente contro la svalutazione

27 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Ognuno per i suoi buoni motivi, ma comunque scegliendo di percorrere la strada piu’ facile, gli Stati che rappresentano due terzi dell’economia mondiale – Usa e Cina in prima fila – stanno intraprendendo misure per mantenere basso il valore della propria moneta. Lavandosene le mani e lasciando la palla avvelenata a qualcun altro, cui spettera’ poi risolvere i problemi.

Un articolo del Telegraph fa il punto sulla situazione, partendo dal caso piu’ estremo, quello cinese. Se Pechino continua a tenere cosi’ basso il valore dello yuan, il paese importera’ liquidita’ in eccesso dagli Stati Uniti, surriscaldandosi e perdendo competitiva’ a livello di salari.

“Viviamo in un mondo incredibile. Tutti hanno deficit di bilancio enormi e fanno soldi facili, ma in qualche modo il mondo intero non puo’ autosostenersi”, osserva l’ex presidente della Fed Paul Volcker nel nuovo libro di Chris Whalen, “Inflazionati: come denaro e debiti hanno costruito il sogno americano”. “E’ una questione seria. Non siamo piu’ qui a parlare di un unico paese in una grande depressione, bensi’ del mondo intero”.

Gli Usa e la Gran Bretagna, sottolinea il quotidiano inglese, stanno svalutando la moneta nazionale per alleviare le sofferenze provocate dall’impatto dei debiti di bilancio in eccesso e per alimentare al contempo le esportazioni. La Cina sta facendo la stessa cosa per alleggerire la capacita’ manifatturiera in eccesso, scaricandola sul resto del mondo, anche se ha uno surplus commerciale in positivo con gli Usa di $20 miliardi di dollari al mese. Da parte sua il Giappone e’ intervenuto con decisione per evitare che uno yen forte trascinasse il paese in una spirale deflativa potenzialmente fatale, nonostante abbia anch’esso un divario commerciale enormemente favorevole (ovvero esporta molto piu’ di quanto invece non importi). Anche Svizzera e Brasil stanno facendo altrettando.

I tre pilastri della domanda mondiale all’apice della crisi creditizia del 2007 erano – in rigoroso ordine di deficit – gli Usa ($793 miliardi), la Spagna ($126 miliardi), il Regno Unito ($87 miliardi). Nella fase post-bolla tali somme si sono ridotte a $431 miliardi, $75 miliardi e $33 miliardi rispettivamente. Quello a cui ci troviamo di fronte e’ il mondo di inizio anni 30 dove gli stati con export nettamente superiori ai livelli di import, accumulando denaro invece di riciclarlo.

L’obiettivo principale di Ben Bernanke e’ sempre stato quello di indebolire il dollaro. Se questo era veramente il suo intento, allora ha avuto successo. Il franco svizzero si e’ apprezzato fino a valere 1 dollaro la settimana scorsa, con gli investitori che hanno digerito il messaggio della Fed. Ma la valuta elvetica e’ sopravvalutata come bene rifugio, perche’ non puo’ andare molto lontano senza che Berna subisca una forte destabilizzazione.

Il vero e unico bene rifugio resta l’oro, perche’ non ha alcun limite di questo genere. Dopo il raggiungimento di quota $1300 l’oncia, toccata la scorsa settimana, la corsa del metallo prezioso sembra non volersi arrestare. E i prezzi sono ancora ben lontani dal range $2200-2400 toccato alla fine del Medioevo, tra il 14esimo e il 15esimo secolo.