L’ORA DEL RIGORE CONTRO I FALSI
IN BILANCIO

27 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Una volta gli imprenditori, con l’aiuto dei loro commercialisti, passavano le notti a falsificare i propri bilanci al fine di nascondere gli utili al fisco, pagare meno tasse e portare un po’ più di soldi in Svizzera. Adesso il mondo si è come capovolto. Gli stessi imprenditori passano notti insonni, sempre insieme ai loro commercialisti, per falsificare i bilanci, al fine di nascondere le perdite dovute a cattiva gestione. Falsificano i bilanci per non essere costretti, come vorrebbe la legge, a gettare la spugna e a andare a casa, senza più fare danni.

Il fenomeno, come si sta vedendo in questi giorni, sta assumendo proporzioni molto grandi e molto diffuse. Rispetto a venti anni fa si sono molto raffinate le tecniche di falsificazione, che spesso vedono entrare in scena in qualità di complici grandi banche internazionali. Tutto questo comporta due necessità.

La prima è che a livello legislativo si consideri il reato di falsificazione dei bilanci come una cosa gravissima e punita molto severamente. Infatti, non si tratta soltanto di scrivere qualche numero sballato per pagare meno tasse (e già questa sarebbe una cosa grave): attraverso la falsificazione dei bilanci si truffano migliaia e migliaia di azionisti e spesso si colpiscono i loro risparmi in modo atroce e definitivo. Quindi le pene devono essere verissime. C’è poco da fare e da discutere: se si vuole un capitalismo di massa, con azioni e bond diffusi presso un largo pubblico, bisogna che il reato di falso in bilancio diventi punito con severità esemplare. In caso contrario non funzionerà più il capitalismo di massa, e si tornerà indietro di parecchi decenni.

La seconda cosa che deve essere chiara è che i falsi in bilancio si uccidono sul nascere “dentro” le aziende, non dopo. E quindi prima di tutto bisogna che funzionino gli strumenti di controllo a livello di azienda. La configurazione dei consigli di amministrazione, ad esempio, va cambiata (dando la maggioranza a dei veri consiglieri indipendenti). Il collegio sindacale va nominato non dall’azienda, ma da un’autorità esterna (idem per la società di revisione dei bilanci). I codici etici interni (che non costano niente) devono diventare obbligatori e devono funzionare. Gli audit committee devono diventare davvero dei presidi della contabilità aziendale in entrata e in uscita e non delle pacifiche riunioni in cui si sorseggia un po’ di caffé e si sgranocchia qualche brioches.

Insomma, non è impossibile far funzionare il capitalismo di massa. Bisogna solo metterci un po’ di buona volontà e tanti controlli. Prima si farà, meglio sarà.

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