L’OMBRA DELL’ORSO

27 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Anche se le opportunità non mancano, le Borse mostrano sintomi di surriscaldamento e appaiono vicine a una fase di consolidamento o correzione. Tra l’altro, escono statistiche che sembrano preludere a un ripiegamento. Niente di grave, potrebbe trattarsi di un semplice incidente di percorso, ma è giusto alzare le antenne. Ad esempio, in America il rapporto tra azioni vendute e comprate dagli insider ha raggiunto i livelli di marzo-aprile, che fu il preludio al capitombolo dei listini di maggio-giugno.

SEGNALI CONTRARIAN. Gli insider (azionisti rilevanti, amministratori e direttori), sono le persone meglio informate sull’andamento dei conti di una società: quando vendono non è mai un buon segno. D’altro canto, in Europa, si registra un picco di ottimismo fra i gestori professionali, un evento che spesso porta male. Ci si riferisce al sondaggio mensile di Merrill Lynch, da cui risulta che gli investitori internazionali considerano le Borse europee sottovalutate e con le migliori prospettive di crescita degli utili. Si direbbe un segnale incoraggiante, ma purtroppo solo un anno fa, gli stessi operatori, guardavano con favore alla Borsa nipponica che invece, da inizio 2006, ha un andamento assolutamente piatto.

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Insomma, quando circola troppa fiducia il rischio è che sia rimasto poco denaro, quindi pochi compratori, in grado di garantire una nuova fase rialzista. È però vero che, al di là della piccola indigestione da ottimismo, i listini europei continuano a beneficiare di fondamentali solidi. Dice Christian Stocker di Unicredit-HypoVereinsbank: «Il dividendo medio dell’EuroStoxx50 è al 3,3% e salirà al 3,6% nel 2007. Per contro il decennale tedesco offre una cedola del 3,7 per cento. Poiché il dividendo cresce nel tempo, l’investimento in Borsa appare conveniente dal semplice confronto fra reddito fisso e cedole azionarie». Anche Mario Spreafico di Citigroup è convinto che non ci siano controindicazioni per la Borsa: «Anche se le quotazioni appaiono tirate, per la semplice ragione che i listini corrono senza soste da giugno».

Per farla breve, la tendenza è orientata al rialzo, ma la probabilità di un’interruzione temporanea è in aumento. Conviene perciò essere selettivi. «Eviterei in primo luogo le small-cap – sostiene Alain Bokobza, stratega di Société Générale – Le compagnie a piccola capitalizzazione hanno guidato la corsa a partire dal 2003. Erano a sconto rispetto alle big, ma oggi trattano a premio: credo sia opportuno ridurre l’esposizione. Mi piacciono invece i titoli del settore retail (largo consumo) orientati al mercato interno. Farei anche attenzione al dollaro, penso sia destinato a indebolirsi, con danno per le aziende legate all’export. Ribadisco: meglio concentrarsi sull’attività continentale».

DOMANDA INTERNA. Favorevole al comparto delle vendite al dettaglio è anche Ian MacFarlane di Bca-research, che aggiunge all’elenco le società petrolifere e le tlc: «I prezzi delle telecom sono bassi a causa del pessimismo che colpisce il comparto. Ma questi titoli sono scesi davvero troppo. Per le oil company, gli operatori non capiscono appieno il loro valore. Di fatto gli effetti del petrolio meno costoso si ripercuotono sul mercato azionario: i multipli sono bassi e il return on equity del settore è al 27 per cento».

Un occhio di riguardo va poi accordato al Dax di Francoforte. Il governo di Angela Merkel ha nel cassetto un taglio delle aliquote fiscali per le società. Secondo voci ricorrenti diminuiranno dal 38,7 al 29,8 per cento. «Ciò accrescerà gli utili medi delle aziende di circa il 5%», osserva Christian Stocker. Secondo uno studio di Morgan Stanley, i maggiori vantaggi andrebbero a imprese con pochi debiti e elevato carico fiscale come Basf, Porsche, Gea Group, United Internet, Springer, Solarworld e Beiersdorf. Potrebbero invece subire contraccolpi Tui, Deutsche Telecom, Lufthansa e Rwe.

REDDITI FINANZIARI. Stocker fa un’altra osservazione sul regime fiscale tedesco che potrebbe giocare a favore del Dax: «Dal gennaio 2009, la Merkel vuole introdurre un’aliquota forfettaria del 25% sui guadagni di Borsa. Attualmente le plusvalenze sono esentasse per i privati che detengono i titoli per oltre un anno. Dunque ci potrebbe essere una corsa agli acquisti prima di quella data».

Infine, si può dare un’occhiata al consiglio natalizio di Credit Suisse sul lusso. Alimentato dagli acquisti delle festività, il settore potrebbe prendere il volo. «Il mercato è in pieno boom – si legge nel report – stimolato dall’espansione in Giappone, Europa e America e ancor più da Cina, India e Russia. Qui, la classe media in rapida ascesa, fa da volano alle vendite. Inoltre, l’ingresso di Pechino nel Wto ha comportato l’abbattimento dei dazi sui prodotti alcolici, dal 43,7% del 2001 allo zero attuale. Le vendite di cognac sono così balzate del 58% negli ultimi 4 mesi. Senza contare che l’incremento degli standard di vita farà da trampolino ai segmenti premium». Per questo Credit Suisse raccomanda un paniere europeo di titoli del lusso e di produttori di bevande e cioccolata. In cima alla lista Diageo, Lindt & Spruengli, Pernod Ricard e Lvmh. Insomma, con un po’ di cautela e selettività sarà comunque un buon Natale.

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