L’Italia nel mirino degli euroscettici

12 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Gli euroscettici si fanno sentire, approfittando di un contesto in cui la crisi del debito sovrano sembra non trovare soluzione nonostante giornate, come l’odierna, in cui le tensioni sembrano essere state finalmente messe da parte.

A esprimere a chiare lettere la propria opinione e’ Nigel Farage, esponente di Mep, partito indipendente inglese. In un’intervista ai microfoni di Russia Today, che oggi rimbalza nei blog finanziari americani, ha dichiarato che “il mercato obbligazionario sta inevitabilmente lanciando dei segnali… non sto dicendo che i salvataggi (di paesi in difficolta’, Ndr) si estenderanno anche ai grandi paesi, ma non e’ da escludere che questo accada. Se la Spagna fallira’ si arrivera’ al punto in cui non saranno piu’ sufficienti i soldi” per lanciare a tutti un salvagente. E fin qui nulla di nuovo.

Ma poi attraverso una citazione, il politico inglese e’ arrivato a paragonare l’Unione Europea al “primo impero non militare. Cosa vuole fare un impero? Espandersi” ma talvolta cio’ rischia di portare a scelte sbagliate. Secondo Farage eventuali attacchi al mercato dei titoli di stato italiani potrebbero portare alla fine dell’Eurozona. L’Italia sembra essere scampata alla crisi che finora ha travolto gli altri PIGS nonostante abbia il maggiore debito pubblico in rapporto al Pil dopo la Grecia. Il debito privato e’ pero’ tra i piu’ bassi e il sistema bancario ha tenuto piu’ di altri anche se i ratio patrimoniali sono contenuti. Ma la crisi in questo caso – ha sostenuto Farage e’ solo rimandata.

“L’Italia soffre di una debolezza strutturale di lunga data che deprime eventuali potenzialita’ di crescita. Cio’, insieme a una congiuntura democratica non favorevole, si fa sentire su un Pil che – se tutto andra’ bene – si aggirera’ mediamente all’1% annuo. Non a caso il debito pubblico rispetto al Pil e’ visto crescere costantemente fino a superare quota 120% nel 2011”. Uno stallo politico non farebbe altro che creare ulteriore sconcerto nel mercato, a scapito di quello obbligazionario.

Dopo una lunga spiegazione sulla condotta dell’Irlanda e del suo percorso da quando e’ entrata a fare parte dell’Unione Europea e dopo avere anticipato che nei prossimi anni c’e’ da attendersi una spirale deflazionistica, Farage ha parlato anche di Germania: “manager di fondi hedge, investitori ma anche persone comuni vorrebbero il ritorno del marco… se la Germania dovesse dire a un certo punto ‘ne abbiamo abbastanza’ cio’ rappresenterebbe la fine dell’euro. Non credo si arrivera’ a tanto, non politicamente. E’ molto piu’ probabile che Irlanda e Grecia vengano escluse dall’Eurozona”, ha detto Farage.