Società

L’INFLAZIONE SI FA AVANTI E WALL STREET CERCA RIPARO

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

Giornata negativa per Wall Street che paga i contrastati segnali sull’inflazione e una sensazione, piu’ o meno diffusa, di ipercomprato sull’azionario. Il Dow Jones e’ arretrato dello 0.55% a 11406, l’S&P500 ha chiuso in calo dello 0.99% a 1300, il Nasdaq ha ceduto l’1.72% a 2167. Nel solo mese di agosto i listini hanno messo a segno performance di tutto rispetto e cio’ sta portando alcuni investitori ad intascare i guadagni degli ultimi giorni.

Ad originare le pesanti vendite, concentrate prevalentemente nel comparto tecnologico (i settori Internet e semiconduttori sono risultati tra i peggiori), e’ stato il dato sulla produttivita’, ed in particolare la componente relativa al salario orario.

Nel secondo trimestre, la produttivita’ degli Usa e’ cresciuta dell’1.6% dall’1.1% della stima preliminare, rispettando le stime degli analisti. A preoccupare gli operatori su un possibile risveglio delle pressioni inflazionistiche
e’ pero l’indicatore del costo unitario del lavoro, cresciuti del 4.9% contro un consensus del 4%. Nell’ultimo anno il dato e’ cresciuto del 5%, segnando il maggiore incremento degli ultimi 16 anni.

Ad intensificare i timori su un possibile ritorno della Federal Reserve ad un atteggiamento piu’ aggressivo in materia di tassi, dopo la pausa dello scorso 8 agosto, e’ stato anche l’aggiornamento giunto dal comparto servizi, con l’indicatore sull’ISM salito a 57 punti, dai 54.8 precedenti, contro i 55 attesi dal mercato.

Tuttavia, il Beige Book, il rapporto sullo stato dell’economia statunitense, ha confermato la fase di rallentamento della crescita economica. Cinque dei dodici distretti della Fed hanno registrato una decelerazione, mentre nei restanti sette si e’ assistito ad una moderata crescita. Nulle le variazioni sui prezzi dei beni finali di consumo, il che ha affievolito relativamente le paure di un nuovo incremento del costo del denaro nel meeting della Banca Centrale del prossimo 20 settembre.

Passando alla cronaca societaria, buona la prova giornaliera di Ford Motor, che beneficia del cambio ai vertici dell’azienda. L’ex a.d. del colosso aerospaziale Boeing prendera’ le redini del gruppo nel tentativo di riportare la casa automobilistica alla profittabilita’. Restando nel comparto auto, bene anche GM che fa tesoro degli ultimi aggiornamenti annunciati dal CEO, Rick Wagoner, secondo cui sono stati gia’ effettuati buoni progressi nei rapporti con la principale fornitrice di ricambi, Delphi.

Sotto pressione, invece, Intel. Il colosso dei chip sconta il taglio della forza lavoro, nella misura di 10.500 unita’ (circa il 10% del totale), annunciato nell’after hour di martedi’.

Nell’hi-tech, notizie negative per la giapponese Sony (SNE). La societa’ e’ stata costretta a posticipare il lancio europeo della nuova console da gioco (Playstation 3) a marzo da novembre a causa di problemi riscontrati nella produzione. Il titolo ha lasciato sul terreno il 2.2% circa.

Vedi decine di small e medium cap in forte crescita segnalate da
WSI nella rubrica Titoli Caldi, una delle 8 sezioni in tempo reale
riservate agli abbonati a INSIDER. Se non sei gia’ abbonato, clicca sul
link INSIDER

Sugli altri mercati, ancora in calo il greggio, che ha chiuso sotto i $68. I futures con scadenza ottobre sono arretrati di $1.10 a $67.50 al barile, peggior livello dallo scorso 27 marzo. A causa della ricorrenza del Labor Day, in avvio di settimana, i dati settimanali sulle scorte verranno comunicati nella giornata di giovedi’.

Sul valutario, in leggero calo l’euro rispetto al dollaro. Nel tardo pomeriggio di mercoledi’ a New York il cambio tra le due valute e’ a quota $1.2807. L’oro ha chiuso in rosso. I futures con scadenza dicembre sono scesi di $5.10 a $641.80 all’oncia. In ribasso, infine, i titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ salito al 4.80% dal 4.78% di martedi’.

______________________________________________

BORSA: NY CEDE SU DATO COSTO LAVORO, PESANTE INTEL

BENE FORD CON ARRIVO MULALLY, MERCATO TEME RIPRESA STRETTA TASSI

6 Settembre 2006 23:02 NEW YORK (ANSA) – Wall Street chiude in territorio negativo, al traino del dato sulla produttività nel secondo trimestre che ha rilevato un’impennata del costo del lavoro (+4,9% contro le attese di +4,0% e dopo il +9% del primo trimestre, secondo il dato finale comunicato oggi), sui massimi quasi dell’ultimo ventennio. Il Dow Jones termina in calo dello 0,55% (a 11.406,20 punti), il Nasdaq cede l’1,72% (a quota 2.167,84), mentre lo Standard & Poor’s 500 si porta a 1.300,26 punti (-0,99%).

Il dato sulla produttività ha infatti riportato in primo piano l’allarme inflazione e la possibilità che la Federal Reserve decida un’altra stretta monetaria nella riunione del 20 settembre prossimo invece di proseguire la pausa adottata in occasione del Fomc dell’8 agosto scorso. Tra gli indici, il Nasdaq è quello di gran lunga il più debole a causa dell’annuncio di tagli di impieghi inferiori alle attese giunto dal colosso dei semiconduttori Intel.

Il gruppo, alle prese con un momento di difficoltà di vendite ha deciso di risparmiare sui costi con un dimagrimento del personale, pari a 10.500 entro la metà del 2007, ma gli analisti si attendevano una scure più pesante, nel range di 9.000-20.000 unità. Il titolo cede il 3,4% (a 19,31 dollari). Spicca in positivo invece Ford Motor che avanza dell’1,91% (a 8,55 dollari) all’indomani del passaggio di consegne dall’ad Bill Ford jr a Alan Mulally, già manager di punta di Boeing (-1,22% a 74,44 dollari).

L’arrivo del nuovo timoniere, chiamato a far uscire il gruppo dal pesante stato di crisi in cui si trova, è giudicato positivamente oltre che dal mercato anche dalle case d’investimento. Citigroup, ad esempio, ha rivisto al rialzo il proprio giudizio sulla casa automobilistica, da ‘sell’ a ‘hold’. In luce anche Gm (+ +2,4% a 31,17 dollari), il maggior produttore di auto al mondo, che beneficia delle indiscrezioni sull’allungamento della durata delle garanzie sulle sue auto per rafforzare la fiducia nei suoi prodotti.

In caduta invece gli Ads di Sony negoziati al Nyse: perdono il 2,35% (a 42,84 dollari) dopo aver detto che farà slittare a marzo 2007 il lancio in Europa della nuova console PlayStation 3 già fissato per novembre. Sony trascina giù tutti i produttori di videogame a cominciare da Electronic Arts (-1,27% a 51,22 dollari). Stando alle dichiarazioni di Sony, la causa del rinvio é da rintracciare nell’insufficiente approvvigionamento di componenti per il lettore ‘Bluray’ integrato, che rappresenta una delle caratteristiche più innovative della macchina da gioco di nuova generazione.

Male anche Hewlett-Packard (-1,7% a 35,84 dollari), dopo che il Board ha invitato il consigliere George Keyworth a dimettersi accusandolo di essere la fonte di alcune indiscrezioni sulle delibere del direttivo. Perde quota, infine, la big dell’energia Valero dopo un downgrading di Citigroup: il colosso della raffinazione lascia sul terreno il 4,9%, fino a 53,02 dollari.