L’ HI-TECH AFFOSSA WALL STREET AI MINIMI DEL 2004

12 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

Ancora una seduta pesantemente negativa per i mercati americani, di nuovo sotto pressione per il doppio problema del momento: la debolezza dei tecnologici e il rincaro del petrolio. Cio’ha portato tutti gli indici americani ai nuovi minimi del 2004.

Il Dow Jones ha ceduto l’1.24% 9814, l’S&P500 l’1.17% a 1063 e il Nasdaq l’1,68% a 1752.

Dopo l’outlook negativo sulle vendite fornito da Cisco Systems, ad alimentare i “sell” sui titoli tecnologici nella seduta di giovedi’ ci ha pensato Hewlett Packard.

Il colosso hardware ha riportato utili inferiori alle attese e ha lanciato un warning sui risultati del trimestre in corso.

Molto importante, per capire se le difficolta’ sono “company related” o riguardano l’intero settore dei PC, sara’ la trimestrale della concorrente Dell. L’azienda pubblica i risultati di bilancio dopo la chiusura delle borse Usa vedere i risultati finali di Dell in INSIDER, per gli abbonati. Ancora dal fronte degli utili, buone le cifre riportate da Wal-Mart, n.1. al mondo del settore retail: il titolo e’ quello che ha registrato il maggiore rialzo tra i componenti del Dow Jones. Vedi decine di azioni segnalate da
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“Siamo in una fase in cui i cali del mercato si auto-alimentano”, ha commentato Michael Metz, chief investment strategist di Oppenheimer & Co. “Il sentiment e’ molto negativo, i piccoli investitori sono molto nervosi, tutte le azioni che comprano si rivelano un errore, per cui poi vendono”.

L’analista del mercato azionario di Wachovia Securities Larry Wachtel, per parte sua, non vede nessun catalizzatore positivo che possa ribaltare la fase di calo del mercato Usa fino almeno a Labor Day (il 6 settembre) quando ufficiosamente finisce l’estate americana e banche d’affari e trader tornano in massa ad operare in borsa.

Ad appesantire il clima come al solito e’ intervenuto il nuovo rally del greggio. Il prezzo del petrolio nel corso della giornata di giovedi’ e’ balzato a 45 dollari e 70 centesimi al barile, nuovo record storico degli ultimi 21 ani, per poi ripiegare in chiusura a $45.50.

Tra i fattori che alimentano il rally del greggio, le incertezze sul futuro di Yukos, i disordini in Medio Oriente, l´imminente referendum presidenziale venezuelano, l’uragano nel Golfo del Messico e la forte domanda, specialmente di Stati Uniti e Cina, dovuta dalla crescita dell’economia. Non aiutano a calmierare i mercati energetici le speculazione sull’incapacita´ dell’OPEC di ridurre i prezzi aumentando la produzione.

A livello di settori, le maggiori perdite hanno colpiscoto hardware, networking e semiconduttori. Hanno guadagnano terreno oro, compagnie petrolifere integrate e farmaceutici.

Passando agli indicatori economici, contrastati gli ultimi dati dal fronte macro. Si sono rivelate migliori delle attese i dati sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione, ma ha deluso le aspettative il dato di luglio sulle vendite al dettaglio.

Sugli altri mercati, hanno chiuso in rialzo i titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni si e’ attestato al 4.24% contro il 4.28% della chiusura di mercoledi’. Il dollaro viene scambiato a 1.2256 contro l’euro e l’oro ha ceduto $2.90 a $395.10.