“L’eurozona non avrebbe dovuto esistere”. La Grecia è quasi sicuramente da default

21 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Grecia e rischio default, probabilmente entro il 2014. Necessari cambiamenti anche negli Stati Uniti, ma al momento non c’è volontà politica. Per la Germania meglio aiutare i paesi deboli piuttosto che un ritorno al marco. E l’euro? Quelli attuali sembrano essere nel lungo termine i valori sostenibili. A dirlo è Thomas Kaegi, Head Advisory Products Singapore per UBS Wealth Management.

“Prima o poi la Grecia dovrà dichiarare il default. Probabilmente entro il 2014, forse già dal 2013″, sostiene Kaegi, durante la “Swiss Night” organizzata da UBS per i facoltosi clienti tailandesi all’Amari Watergate di Bangkok. “E in questo processo potrebbe arrivare fino al punto di uscire dall’eurozona”. Ragionando in termini economici, non sembrano esserci le basi giuste per un ritorno alla competitività.

“Allo stato attuale, l’eurozona non sarebbe mai dovuta esistere”. Differenze eccessive tra i paesi membri. Si paragoni semplicemente Grecia e Germania. Adesso è il mercato a mettere in luce queste discrepanze e a far emergere la debolezza di base sulla quale si è fondata l’eurozona. Tutti problemi e temi che dovevano essere affrontati già nel processo di formazione dell’Unione.

“Si pensi alla storia degli Stati Uniti, dai singoli stati verso un mercato unico. Un processo che ha richiesto tanto tempo. L’Europa in confronto è un’Unione ancora giovane. È un percorso fatto di cambiamenti che non avvengono nell’immediato”.

E intanto il problema del debito colpisce anche gli Usa. Il vantaggio è che loro hanno una struttura economica più flessibile al cambiamento, sostiene Kaegi. Cambiamento che comunque richiederà tempo. “Non c’è ancora volontà sufficiente dal fronte politico. Le due parti, divise 50/50 circa, con difficoltà si parlano sui temi che dovrebbero affrontare”. Mancano ancora le basi per soluzioni concrete. “Le cose dovranno peggiorare, prima di migliorare”.

Germania fuori dall’euro? “Il costo per pagare il conto dei paesi più deboli è nettamente inferiore rispetto a quello di un ritorno al marco”. Il forte apprezzamento che registrerebbe la divisa tedesca rappresenterebbe un duro colpo per il sistema produttivo.

Il processo di repressione finanziaria dovrebbe accompagnarci ancora per parecchi anni. Ma, “tutto sommato l’Europa sembra pian piano muoversi nella giusta direzione, verso una maggiore integrazione”. La crisi del debito è stata un evento importante che ha e che continua a portare verso i cambiamenti necessari, tra cui le riforme e l’omogeneizzazione del sistema pensionistico. I rischi più grandi che riguardano l’Unione nel 2012 sono i cambiamenti politici in corso e il rischio associato a possibili rialzi del prezzo del petrolio.

“Improbabile che l’euro continui a deprezzarsi contro il dollaro”. Le stime di Kaegi nel medio periodo non vedono il cambio sotto i $1,25. Nel lungo termine i valori sostenibili sembrano essere quelli attuali, come confermato anche dalla convergenza con il valore PPP (parità di potere d’acquisto).