L’ EUROPA STA RALLENTANDO

13 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Alfonso Tuor e’ il direttore del Corriere del Ticino, il piu’ importante quotidiano svizzero in lingua italiana.

(WSI) – La fragile ripresa dell’economia europea ha molto probabilmente già raggiunto il suo massimo. È quanto emerge dai dati diffusi nella giornata di ieri che indicano un rallentamento allo 0,3% della crescita di Eurolandia nel terzo trimestre dallo 0,5% del secondo trimestre e dallo 0,7% del primo trimestre sempre di quest’anno.

Il rallentamento della crescita dell’economia di Eurolandia a partire dal secondo trimestre di quest’anno non solo renderà arduo il raggiungimento dell’obiettivo di chiudere questo 2004 con un’espansione del 2%, ma avvierà sicuramente una serie di revisioni al ribasso delle previsioni di crescita per l’anno prossimo.

Infatti anche gli indici precursori segnalano una crescita stagnante in aperto contrasto con le speranze di un suo rafforzamento e, quindi, di una sua accelerazione. Del resto, questa facile previsione è sostenuta da diverse variabili che hanno giocato e molto probabilmente continueranno a giocare contro la ripresa europea.

La prima variabile è rappresentata dal prezzo del petrolio, che, pur essendo sceso in questi giorni notevolmente rispetto al massimo di 55 dollari il barile toccato alla fine di ottobre, continua a rimanere ad un livello del 50% superiore a quello di un anno fa.

Il secondo fattore è l’indebolimento del dollaro nei confronti dell’euro che rende le merci europee più care rispetto a quelle prodotte nell’area dollaro, che comprende anche la maggior parte dei paesi asiatici. Il peggioramento delle ragioni di scambio, il rallentamento dell’economia americana e di alcune economie asiatiche rischiano di mettere in crisi la crescita europea, poiché la stagnazione delle esportazioni non potrà essere compensata da una domanda interna destinata ancora a stagnare.

In proposito è significativa la forte frenata dell’espansione francese nel terzo trimestre di quest’anno (+0,1%) che è il frutto di una maggiore cautela dei consumatori transalpini. In questo contesto non sorprende che si moltiplichino gli appelli dei governi alla Banca centrale europea affinché intervenga per frenare la corsa al rialzo dell’euro.

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