L’ EUROPA A TASSO INVARIABILE

7 Maggio 2004, di Redazione Wall Street Italia

La Bce ha lasciato invariato il suo tasso di interesse. E ha disatteso così le richieste, che insistentemente erano state avanzate da vari governi europei, di ridurre il tasso ufficiale che è del 2 per cento, mentre quello degli Usa è della metà. Anzi, con la decisione presa ieri, la Bce ha dato la chiara impressione di ritenere chiuso, per se stessa come per le altre banche centrali, il periodo dei ribassi. D’ora in poi – a quanto sembra – le delibere di politica monetaria riguarderanno solo l’opportunità di eventuali rialzi. La convenienza dei tassi variabili, per chi ha preso a prestito denaro sul mercato immobiliare, appare sempre più precaria. Vari fattori spiegano l’attuale decisione. Secondo Trichet la ripresa europea è iniziata e, quindi, non vi è bisogno di spingerla, tagliando il costo del denaro. Inoltre la quotazione dell’euro oscilla poco sopra quota 1,2 con il dollaro: un livello che la Bce considera equilibrato, anche se alcuni esportatori lo vorrebbero più basso. La decisione della Bce, del resto, non ha generato un rialzo dell’euro con il dollaro: in parte perché era stata data per scontata, in parte perché la robusta ripresa americana sta convogliando flussi di investimenti finanziari negli Stati uniti, rafforzando così il dollaro. Si sa, del resto, che il tasso della Fed non rimarrà all’1 per cento per molto tempo ancora. L’inflazione in Europa, calcolata con il sistema della Fed americana, che esclude dall’indice dei prezzi gli alimentari e il petrolio, in quanto le loro quotazioni sono molto volatili, è assai bassa, perché contrariamente a quanto afferma la Bce, nell’area dell’euro non c’è ancora la ripresa, solo una ripresina. Ma la Bce si preoccupa molto dei possibili effetti inflazionistici dell’alto prezzo del petrolio. Inoltre vede che in molti paesi europei, nonostante le difficoltà, si avanzano consistenti richieste di aumenti retributivi: che derivano dalla sensazione che l’euro abbia ridotto i salari reali. Per frenare queste rivendicazioni, la Bce evita la politica della moneta facile e fa capire che, qualora la Fed annunciasse rialzi, essa la seguirebbe. Morale, se i governi desiderano una crescita economica più robusta non è sulla Bce che possono contare.