Società

L’eta’ di pensionamento deve salire, per il bene dello stato

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New York – Nonostante il progressivo miglioramento del tasso di longevita’, l’eta’ pensionabile e’ scesa negli ultimi 40 anni nella maggior parte dei paesi dell’Ocse. Una tendenza che e’ destinata a cambiare se gli stati vogliono avere un bilancio sostenibile.

Anche per via della crisi, in 28 nazioni su 34 e’ stato imposto un incremento dell’eta’ di pensionamento. Come si vede bene nel grafico in allegato, dal 1970 al 2010 la soglia oltre la quale si ha il diritto a non lavorare piu’ non ha pero’ tenuto il passo con l’innalzamento delle aspettative della durata di vita.

Cio’ ovviamente ha avuto e avra’ un impatto sulle spese degli stati. In un report ripreso dall’Economist, l’Ocse stima che le spese pubbliche per coprire i piani previdenziali aumenteranno dall’8,4% all’11,4% del PIl dal 2010 al 2050.

In Austria, Belgio e Francia si va in pensione sempre prima rispetto alle aspettative di vita. Peggio di tutti sta invece il Giappone. Anche australiani, svizzeri, britannici e norvegesi non se la passano bene. In Italia una via di mezzo, nonostante la manovra Fornero.

Un esempio su tutti per capire come il carico a livello di spese e’ aumentato per le casse statali con il passare degli anni: nel 1970 i francesi che andavano in pensione avevano una aspettativa di vita rimanente di appena dieci anni. Ora e’ di 23.

Come promesso in campagna elettorale Francois Hollande ha ridotto l’eta’ pensionabile per chi ha iniziato a lavorare a 18 e 19 anni, ribaltando la riforma varata dal governo precedente guidato dal presidente Nicolas Sarkozy che prevedeva per tutti un innalzamento a quota 62. Era stata probabilmente la norma piu’ coraggiosa e piu’ criticata tra quelle dell’esecutivo dell’ex leader dell’UMP.