Società

L’ ECONOMIA
A FAZIO, MONTI
IN BANKITALIA

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(WSI) – Anche se la cosa lo irrita terribilmente, Silvio Berlusconi deve ammettere che l’emergenza economica c’è per davvero. Lo ha detto Montezemolo e al Cavaliere non ha fatto piacere. «I suoi obiettivi sono auspicabili – ha detto – ma è difficile raggiungerli». Ma durante la conferenza stampa con Tony Blair, pur avendo risposto seccato all’Economist che l’Italia è un paese bello e ricco, il capo del governo ha dovuto riconoscere che stiamo attraversando una crisi dalla quale non è facile uscire. Nessuno ha una ricetta bell’e pronta. Ma bisogna dare agli italiani la sensazione di una svolta.

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Lo ha detto chiaramente il presidente Ciampi. E non si può certo sostenere, come qualche giornale di destra, che l’ha fatto per tenere bordone a Montezemolo. È Ciampi ad aver tirato fuori l’Italia da un’altra crisi difficilissima, quando la lira fu buttata fuori dal sistema monetario europeo. Oggi potrebbe essere buttata fuori dall’euro, ma non sarebbe una soluzione.

Checché ne pensi Calderoli, avremmo una inflazione a due cifre, tassi di interesse altrettanti alti, e i tessili del nordest non ne trarrebbero gran beneficio perché comunque le magliette cinesi costerebbero sempre meno. Ciampi ha impostato e gestito (in Bankitalia prima, al governo poi) la cura da cavallo del ’92. Antonio Fazio ha impostato e cogestito in Bankitalia la vittoria contro l’inflazione tra il ’97 e il ’98, il rafforzamento della lira, la discesa dei tassi di interesse e l’ingresso nell’euro. È anche in base a questa esperienza che vogliamo inviare al presidente del Consiglio una modesta proposta.

Non sarebbe un segnale forte, chiamare proprio Fazio, l’inflation killer, al governo per impostare e gestire una politica di emergenza? Persino l’opposizione non avrebbe nulla da obiettare. Certo, direbbe che così Berlusconi dimostra di essere alla frutta. Ma le polemiche passano con la carta dei giornali che il giorno dopo serve a incartare fish and chips, come ben sanno gli inglesi. Sia l’opposizione sia i sindacati potranno negare più difficilmente a Fazio quel che oggi non concedono a Siniscalco. Del resto, i rapporti con il ministro dell’Economia sono pessimi. Il premier lo sospetta di far da sponda a Montezemolo. E ieri gli ha fatto lo sgarbo, di fronte a Blair, di chiamare Tremonti «il mio Gordon Brown» (che vuol dire il mio successore).

Certo, proprio tra Tremonti e Fazio i rapporti non sono mai stati buoni. Ma qualche pillola amara tutti la debbono ingoiare. E, comunque, tanta acqua è passata sotto i ponti.
Se si libera la poltrona di governatore, chi andrà a occuparla? E qui, se il Cavaliere lo consente, avremmo un’altra modesta proposta: nomini Mario Monti. E’ l’uomo giusto perché nasce come economista monetario, perché è rispettato da tutti in Italia e all’estero, rassicurerebbe i mercati, riallaccerebbe con le grandi banche del nord rapporti che oggi si sono logorati, ritroverebbe in Bankitalia l’appoggio che i sindacati del personale hanno tolto a Fazio. Non solo. Sarebbe davvero una nomina bipartisan. Sfidiamo l’opposizione, che vorrebbe chiamarlo a gestire l’economia l’anno prossimo in caso di vittoria, a dire di no. E’, ovviamente, impossibile.

Dal punto di vista di Berlusconi (non starebbe a noi dirlo, ma siamo convinti che il Cavaliere ci arriva da solo), sarebbe un colpaccio, perché sottrarrebbe immediatamente a Prodi un punto d’appoggio fondamentale. Il Professore è nei guai, lo abbiamo visto. Ma se riuscisse a varare subito un ticket con Monti, la sua squadra di governo sarebbe forte e credibile e pochi potrebbero rimettere in discussione la sua leadership che, invece, è oggi insidiata dai più. Fuori Monti, anche Prodi sarebbe più fragile. Le nostre modeste proposte, tuttavia, non hanno nulla di machiavellico. Le facciamo nell’interesse del paese, non di Berlusconi o di Prodi. Perché siamo d’accordo con il presidente Ciampi: sarebbe folle attendere ancora una anno prima di reagire. Nel maggio 2006 potremmo non avere più le energie per farlo.

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