L’economia americana delude, la vera ripresa non c’è ancora

24 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

La decisione di politica monetaria che ci attendevamo dall Fed non si è discostata dalle attese dal mercato, infatti sono stati mantenuti i tassi sui Fed Funds nel range compreso tra 0-0.25%, ma sono cambiati i toni utilizzati nello statement accompagnatorio.

Riassumendo i concetti che andremo ad esplodere più avanti, possiamo utilizzare il termine “preoccupazione” come quello che può descrivere meglio lo stato d’animo dei membri del FOMC. Ma veniamo alle cose concrete: i tassi di interesse rimarranno eccezionalmente bassi per un esteso periodo di tempo.

Questa è la frase più emblematica che ci deve far capire il livello della ripresa economica globale e, nella fattispecie, americana. Tassi così bassi sono sinonimo di ripresa che tarda a mancare, di un motore non ancora pronto a partire. Se si ripartisse, in concomitanza assisteremmo a maggiori assunzioni (L) e a conseguenti maggiori consumi (C) innescati da maggiori quantità di reddito procapite disponibile (Y).

Questo provocherebbe un aumento di lavoro per le imprese che continuerebbero ad assumere e ad approvvigionarsi di materie prime utili per i propri settori andando ad innescare, in maniera più o meno graduale a dipendere dal grado di intensità dei giri di questo motore, fenomeni inflattivi che, in situazioni di normalità, sono assolutamente fisiologici e necessari al ciclo economico e che porterebbero ad un più o meno forte aumento dei tassi di interesse, che avrebbero impatto sia sul settore del credito al consumo e alle aziende, ma anche sul settore finanziario che andrebbe ad attirare maggiori capitali, modificando i livelli di equilibrio della bilancia commerciale di un paese ed andando ad impattare anche su altre economie a causa dell’import-export che potrebbero venire stimolati dai movimenti valutari (solitamente, ad aumenti di tassi di una valuta, corrisponde un apprezzamento della stessa poiché più appetibile).

Vi sembra che questo stia succedendo? A noi no, non ancora. La Fed ha comunicato che la ripresa economica procede in modo graduale ma l’ancora molto alta disoccupazione, unitamente alle condizioni che stiamo vivendo sul mercato immobiliare (ieri -32.7% per la vendita di nuove case), a cui dobbiamo giocoforza aggiungere la crisi europea dei debiti sovrani ed i minimi toccati dall’inflazione, non convincono assolutamente.

Per non parlare poi delle condizioni finanziarie, meno incoraggianti di qualche tempo fa. Le spese delle famiglie stanno aumentando ma restano messe sotto pressione dall’alto tasso di disoccupazione, una crescita dei redditi modesta, il benessere immobiliare basso e condizioni creditizie restrittive.

UsdJpy – Grafico orario

Passiamo al consueto studio dell’analisi grafica partendo dall’eurodollaro, che, stando a quanto visto ieri mattina, dovrebbe con la rottura definitiva di 1.2260 aver intrapreso una ripresa della tendenza rialzista. In effetti notiamo che su un grafico orario il posizionamento degli stocastici di lungo periodo non è ancora in territorio di ipercomprato, lasciando intendere una possibilità di salita ulteriore.

Sino a dove? Possiamo ipotizzare che l’eventuale rottura di 1.2360 (la prossima resistenza) riporti i prezzi sul doppio massimo di lunedì, visto a 1.2460. Per confermare questa idea di ripresa i prezzi non dovrebbero scendere di nuovo al di sotto di 1.23 nelle prossime ore.

Strappo a ribasso per il dollaro nei confronti dello yen. Dopo un paio di settimane finalmente i prezzi si allontanano dal range trading alla ricerca dei minimi precedenti. La tendenza rimane ribassista dall’inizio del mese e solamente un superamento della trendline discendente, oggi passante per 91.05, potrebbe confutare questa teoria. Gli obiettivi a ribasso sono ora posizionati fra 89.25 e 89 figura.

Il cambio EurJpy ha trovato un supporto ieri a 109.90 e su questo livello basiamo la nostra ricerca di nuovi livelli di rimbalzo alla tendenza negativa dei giorni scorsi. Sono due nell’immediato: troviamo 111.20 e 111.65. Il minimo di ieri continua a rappresentare un livello di supporto.

Il cable segue la ripresa rialzista della moneta unica, amplificandola, e giungendo in breve tempo prossimo alla resistenza più importante. Stiamo parlando del doppio massimo a 1.5045, visto il 10 e 12 maggio scorso. Il supporto per oggi è individuabile a 1.4750.

Continuiamo a far notare come la sterlina, nei confronti dello yen, sia particolarmente stabile. I due livelli più importanti continuano ad essere 135.90 e il supporto dinamico suggerito dalla trendline rialzista dai minimi, per oggi 133.70. Ricordiamo l’obiettivo ribassista a 130.50 se venisse eventualmente rotto il supporto.

Molto interessante invece la situazione della sterlina contro l’euro, tutt’altro che stabile. Ieri abbiamo visto il test del minimo precedente a 0.8205 e, con qualche conferma, questo potrebbe essere un ottimo punto di ripartenza per un ritorno a 0.8375.

Successivamente al raggiungimento di un nuovo minimo, a 1.3545, abbiamo assistito dopo giorni ad una ripresa del cambio EurChf tale da rompere la trendline inclinata negativamente che da più di una settimana ha costretto i prezzi ad una notevole discesa.

Non riusciamo a stabilire se il livello visto ieri sarà il minimo storico del cambio, per più di un giorno, ma se così fosse possiamo suggerire di monitorare con cura la resistenza di 1.3730, il primo grande scoglio ad una ripresa della moneta unica.

Terminiamo oggi con il cambio UsdChf dove, oltre al supporto perfettamente posizionato a 1.10, consigliamo di prestare attenzione alla resistenza a 1.1130, già provata alcune volte nell’ultima settimana di scambi.

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