L’ATTIVITA’ SUI DERIVATI HA IL FIATO CORTO

13 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

L’attivita’ di contrattazione di strumenti finanziari non soffre solo la mancanza di compratori e venditori in Borsa, dove ormai i volumi sono scesi dal 30% al 40% rispetto ai tempi d’oro 1999-2000.

Anche i contratti derivati, che pure nella prima parte del 2002 erano stati i veri protagonisti dei mercati, cominciano ad avere il fiato corto.

Secondo gli ultimi dati della Bank of International Settlement, l’attivita’ di scambio a livello globale di strumenti derivati sui mercati finanziari e’ calata nel quarto trimestre del 2002 del 12% a $170.000 miliardi.

La rilevazione non tiene conto degli scambi fuori dai mercati ufficiali (Over the Counter) e comunque non compromette la performance su base annua che ha visto crescere l’intermediato del 17% a $694.000 miliardi. Va osservato tuttavia che si tratta di una battuta di arresto, se si considera che l’attivita’ sui derivati era cresciuta del 55% nel 2001.

Naturalmente non si tratta di soldi veri ma della cifra controllata da contratti come i derivati che sono fondati sull’effetto leva.

Rimane in ogni caso un numero impressionante, se si considera che la capitalizzazione di mercato del comparto azionario americano e’ oggi intorno ai 12-15.000 miliardi, mentre il PIL annuale degli Stati Uniti (la prima economia al Mondo) e’ di appena $10.586 miliardi.

I primi responsabili del calo del volume di intermediazione dei derivati sono stati i contratti sui tassi d’interesse a breve termine sul mercato americano. Gli operatori che erano stati molto attivi nei primi tre trimestri del 2002 sugli swap e soprattutto sulle short-term interest rate option hanno considerato il taglio di 50 punti base della Fed, operato lo scorso 6 novembre, come la fine della politica monetaria espansiva della Banca Centrale USA. La naturale chiusura di parte delle posizioni in vista della fine dell’anno, ha fatto il resto deprimendo i volumi.

Su questo fronte un poco meglio ha fatto l’Europa dove, sugli stessi strumenti, si e’ passati da un intermediato pari al 40% di quelli americani, al 60%. A calare nel Vecchio Continente sono stati soprattutto i contratti sui bond di Stato con una contrazione del 12% e un controvalore trattato pari a $20.200 miliardi. Unica eccezione, il titolo di Stato tedesco a 2 anni (chiamato “shatz”) i cui derivati sono cresciuti del 56%. Il motivo, secondo la BIS, sarebbe dovuto al cescente interesse degli operatori in strumenti utilizzati per anticipare i cambiamenti di politica monetaria della BCE.

Sul fronte dei derivati sugli indici azionari, l’attivita’ e’ rimasta vicina a quella del trimestre precedente. Il declino registrato sui mercati europei e americani pari rispettivamente al 10% e al 6% e’ stato controbilanciato da una crescita del 17% in Asia. In particolare il mercato coreano e’ stato quello che ha registrato la crescita piu’ consistente arrivando a contribuire per il 30% del totale.

Il volume globale intermediato dei derivati sul mercato azionario per l’intero 2002 e’ stato pari a $64.000 miliardi, con una crescita del 32%.

Oltre alla Corea ha contributito alla crescita l’evoluzione degli indici continentali in Europa e i nuovi prodotti studiati per la clientela retail negli Stati Uniti.