L’ ARCA SENZA NOE’

31 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Dio dove sei? è il terribile grido di Santa Caterina da Siena che in corsa per raccogliere l’agonia d’un ennesimo sconosciuto inciampa finendo nella melma. «Sono con te, nel fango», è la risposta. La stessa che si avrà quel prete polacco che a Dachau grida «Dio dove sei?» davanti al bimbo ebreo straziato dai reticolati. Ma se Dio è con te e con te soffre e patisce – l’umiliazione, la sciagura, la morte – e dunque è, al pari di chi lo interroga, non giustiziere bensì vittima, ha senso consegnarsi allo tsunami pronunciando l’antica formula: «Sia fatta la Tua volontà»? No, non ha senso: «Dio non c’entra», è la risposta. Due volte drammatica poiché viene da un filosofo contemporaneo, un laico doc: Gianni Vattimo. «Identificare Dio con la Natura imprevedibile e nemica è una enorme bestemmia».

A furia di proclamare – pubblicazioni alla mano – che l’uomo, oggi, in forza della sua sempre più vasta scienza-conoscenza, sa pressoché tutto di questo nostro mondo, abbiam finito col crederci assolutamente padroni di noi stessi, arbitri del nostro destino. Abbiamo finito col credere d’essere la reincarnazione postmoderna d’un intangibile Prometeo in grado, addirittura, di distruggere il pianeta che ci ospita, così dimenticando (o rimuovendo l’idea molesta) che il pianeta, la Terra dico, è parimenti in grado di distruggerci insieme con le impudenti nostre torri che pretendono il cielo.

La carneficina dell’Oceano Indiano ha sparigliato le carte della nostra miserabile partita gonfia di presunzione: crudele, questa Apocalisse neobiblica svela la nostra fragilità di fronte alla Natura. Breve: lo tsunami che se la batte con Pompei ci dice puramente e semplicemente che l’homo faber atomico del Tremila è minacciato dagli identici disastri che afflissero i nostri avi. Il fatto di indossare panni sartoriali, di far picnic sulla Luna, di combattere l’aids non ci libera da quella dittatura implacabile ch’è la Natura. La chiamiamo Madre, Madre Natura, per esorcizzarne i funesti capricci. Non per amore ma per paura, solo per paura.

Dio non c’entra con Sumatra, ma il Diluvio universale? Quando s’annunciò «necessario», Dio prese le distanze dalla Natura mettendo in guardia Noè e questi, su divino suggerimento, costruì l’Arca; placatasi l’onda anomala, la vita rifiorì sulla Terra, giusta la misericordia di Dio. Ma era un altro tempo, ahi quanto diverso dall’attuale, quello. Dio comunicava con Noè e questo perché parlavano lo stesso linguaggio: si intendevano. Oggi non ci è dato di comunicare con Dio perché non sappiamo come si fa per ascoltarlo. E i libri, da soli, non aiutano.

Nella sua infinita misericordia, Dio ci ha suggerito, non poche volte, di costruire l’Arca, vale a dire ci ha indicato come salvarci. Anche stavolta un’Arca c’era, non di legno di pino e bitume ma in forma di panfilo vanitoso, moltiplicato nella rada detta «il paradiso dei ragiunatt». Ma non c’era Noè nell’arca postmoderna e gli uomini son rimasti soli. «Mamma qui maremot e tut son mort»: questo il «messaggino» di Giuseppe Cannavale, 27 anni, di Aversa, alla sua mamma. «Signore, insegnaci a pregare», invoca Matteo (Mt 11-1). Magari in «sms»: affinché la (beata) speranza non muoia.

Copyright © La Stampa per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved