L’ ANATEMA DI AL QAEDA

30 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

Al Qaeda, in arabo «la Base», ha il suo «Anatema». Parliamo del Takfir wal Hijra, gruppo di combattenti (tornando all’arabo: mujahidin) che sarebbe dietro, stando a fonti incrociate di diverse intelligence europee, sia alla recente strage di Madrid che a numerosi attentati in Iraq, tra i quali l’attacco al compound italiano di Nassiriya.

Chi sono i fedeli dell’Anatema? Esaltati che reclutano donne, si finanziano attraverso la criminalità organizzata e il traffico di droga, adottano uno stile di vita occidentale per ramificarsi nella massima discrezione in tutti i Paesi europei nei quali sono andati a vivere e usano l’immigrazione come un «cavallo di Troia» per diffondere la jihad.

Sono i «tafkiri», nuova generazione di militanti islamici che sarebbe dietro gli attentati di Madrid dell’11 marzo, costati la vita a 190 persone. Lo stesso Jamal Zougam, il marocchino sospettato numero uno per quegli attacchi, è un tafkiri, mentre Abu Musab Zarqawi, la «mente» di tutti gli ultimi attentati in Iraq, tra cui quello di Nassiriya contro gli italiani, guiderebbe il suo network terroristico secondo la dottrina tafkiri. Questi mujahidin – ispirati alla ideologia del Takfir wal Hijra, nata in Egitto, e addestrati in Afghanistan – pensano, reclutano militanti e operano diversamente dalle tradizionali reti islamiche, spiega il Wall Street Journal, ricordando che anche Mohammed Atta, il capo dei dirottatori dell’11 settembre, aveva alcuni segni propri del Tafkiri, avendo vissuto una vita del tutto normale ad Amburgo, lontana dagli estremisti e dai sospetti, fino a quando assunse il comando dei 19 kamikaze.

«Esteriormente sembrano avere uno stile di vita normale – dice l’esperto di terrorismo tedesco Magnus Ranstorp – ma nel profondo aderiscono alla corrente medievale dell’Islam». Una doppia pelle proteggerebbe l’identità dei Tafkiri, stando a quanto si legge in un rapporto dell’intelligence di Berlino. I tafkiri sono incoraggiati ad avere una doppia vita – «puri» dentro e occidentali fuori, per questo si tagliano la barba e restano fuori dalle moschee – ma il loro fine ultimo rimane quello della diffusione della jihad in Europa.

Come si finanziano? Soprattutto attraverso il traffico di droga e la criminalità organizzata, a cominciare dalla falsificazione delle carte di credito: Zougam e gli altri due marocchini arrestati due giorni dopo gli attacchi di Madrid erano stati incastrati proprio partendo da una scheda falsificata di un cellulare. Inoltre, a dimostrazione della «flessibilità» del gruppo, non disdegnano le donne: la scorsa settimana, era stata arrestata in Spagna – per la prima volta da quando sono partite le inchieste sul terrorismo islamico tre anni fa – una militante, Naima Oulad, sospettata di essere coinvolta negli attentati. L’ideologia tafkiri – che prende il nome dalla setta Takfir wal Hijra – nata in Egitto negli anni Settanta, si fece presto conoscere per la sua responsabilità nell’assassinio del presidente Anwar Sadat nel 1981. Da lì l’ideologia è arrivata fino in Afghanistan, dove per tutti gli anni Ottanta affluirono centinaia di combattenti nordafricani in lotta contro l’Armata rossa sovietica, per tornare poi in Nordafrica – in particolare in Marocco e in Algeria – con il rientro in patria dei mujahidin. La Cia aveva messo dal gennaio 2000 il gruppo Tafkir wa al-Hijra sotto stretta osservazione. Il leader del gruppo, Bassam Ahmad Kanj (alias Abu A’isha), era stato ucciso da soldati israeliani nel corso di una azione mirata nel Libano del Sud, prima che iniziasse il ritiro unilaterale dei militari di Gerusalemme. Usbat al-Ansar gli è succeduto alla guida del movimento, e si è preoccupato immediatamente di mettere insieme palestinesi, siriani ed arabi di altre nazionalità. Secondo fonti libanesi, il gruppo ha ricevuto finanziamenti da conti correnti associati alle società saudite di bin Laden che sono rimasti attivi nella banche di Beirut e del Nord del Libano. Antenne finanziare abroad sono state disseminate dal gruppo Anatema a Panama (Haroun al-Yamani), Austria (Shawki Muhammad), Gran Bretagna (Abou Katada) e negli Emirati Arabi Uniti (Abdul Bari al-Khaligi). Il misterioso gruppo responsabile del più grave attentato della storia europea sarebbe quindi ben noto agli investigatori, ed affonderebbe le proprie radici in quella parte del Medio Oriente ancora soltanto lambita dalla lotta mondiale al terrorismo, il quadrante tra Siria e Libano.

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