L’ AMERICA E LA NATO

17 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L’annuncio dato ieri da George W. Bush di una profonda ristrutturazione della distribuzione delle forze armate americane sullo scacchiere mondiale non era inatteso. Da quando è finito il confronto con l’Urss e i paesi dell’Est europeo sono passati dal Patto di Varsavia alla Nato, la ragione di mantenere un colossale presidio militare in Germania era venuta meno.

Ora le esigenze belliche nel Grande medio oriente hanno reso insostenibile il mantenimento di truppe inutilizzate su un “fronte” inesistente, quindi almeno settantamila soldati e centomila civili americani saranno spostati dalla Germania, una parte andrà nell’Europa dell’est, in maggioranza nelle basi americane, da dove potranno poi essere inviati sui teatri di guerra. Anche se nessuno lo dice, questa è la risposta dell’America alla riluttanza della Nato, soprattutto per l’opposizione francese, a impegnarsi in Iraq (se non per modesti compiti di addestramento).

In questa divergenza sull’impiego delle truppe si riflette la più ampia diversità di atteggiamento verso la nuova sfida del terrorismo internazionale, contro il quale l’America (democratica o repubblicana non importa) si sente in guerra, mentre l’Europa, anche qui al di là delle differenti opzioni politiche dei governi, si considera in una situazione di pace sostanziale, solo scalfita da episodi criminali.

Uno strumento complesso come la Nato perde di efficacia quando le premesse strategiche per la sua azione sono controverse. Quel che è certo è che, se non si recupererà un’intesa di fondo con Washington, l’America non fornirà più una gratuita copertura difensiva all’Europa, inutile verso un nemico che non c’è più e ostacolata dalle divergenze sul modo di contrastare quello che c’è.

Dal punto di vista militare con questa decisione americana finisce il dopoguerra e si apre una nuova fase, che per gli Stati Uniti è difficile ma chiara. L’Europa, invece, che punta alle soluzioni facili, anche negando pericoli reali, resta nella più totale confusione politica e quindi militare.

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