L’altra Italia ferma ai riti jurassici: “Sciopero Cgil contro la manovra”

23 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

Sciopero generale di otto ore il 6 settembre prossimo: è la Cgil a proclamarlo contro la manovra «sbagliata e iniqua» del governo. A dare il verde alla mobilitazione, che sarà articolata su tutto il territorio nazionale, è stata la segreteria della confederazione, allargata ai leader delle categorie, che ha deciso così di stringere i tempi della protesta, considerando che il 5 settembre la manovra dovrebbe approdare in Senato e che per la prima metà del mese potrebbe superare anche l’esame della Camera.

La proclamazione decisa oggi, infatti, permetterà anche a quelle categorie che necessitano di un preavviso per legge, come trasporti e il pubblico impiego, di mettersi in moto a stretto giro di posta. Il direttivo convocato per il 30 e 31 agosto prossimi resta comunque confermato, ma le modalità dello sciopero e la «contromanovra» che la Cgil sta ultimando saranno illustrate domani dal leader del sindacato Susanna Camusso, nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 11 in concomitanza del presidio del sindacato davanti al Senato.

Non si è fatta attendere la reazione del governo. Il ministro del Lavoro Sacconi per primo ha espresso le sue rimostranze: «Credo che lo strumento dello sciopero sia assolutamente legittimo e rispetto la volontà di una grande organizzazione – ha spiegato –, ma nel contesto in cui viviamo credo che sia in straordinaria contraddizione con le esigenze di sostenere la produttività, la crescita e l’occupazione». Una mobilitazione che considera «ingiustificabile» perché, in tempi di crisi, «dovrebbe valere di più la disponibilità a costruire nuova occupazione e investimenti. Il conflitto appartiene al tempo nel quale si produce ricchezza e i lavoratori pensano che sia male distribuita», ha concluso.

«L’annuncio della Cgil è una evidente prova di irresponsabilità – ha rincarato il portavoce del Pdl Capezzone – separerà la Camusso non solo dagli altri leader sindacali, ma dal buon senso della stragrande maggioranza degli italiani, indipendentemente dal loro orientamento politico».

Chi invece ha accolto positivamente l’annuncio è stato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, per il quale la mobilitazione è «una risposta giusta» al decreto varato dal governo. Il capo delle tute blu della Cgil ha sottolineato l’importanza di «agire rapidamente» per cambiare il provvedimento. In cima alla lista della priorità, la cancellazione delle norme sul lavoro, il ripristino delle festività civili «che danno identità al Paese», l’introduzione della patrimoniale e una stretta sugli evasori.

L’obiettivo è realizzare un «reale cambiamento in Parlamento, anche politico, e una nuova linea politica industriale e sociale», ha spiegato, aggiungendo che «nella Cgil c’è un clima compatto rispetto alle emergenze che sta attraversando l’Italia». Anche se nella prossima unione del direttivo, spostata al 9 e 10 settembre, bisognerà fare i conti con le novità e le discrepanze tra le diverse anime sindacali: «La piattaforma alla base dello sciopero rende evidenti le differenze esplicite con altri soggetti sociali, a partire da Cisl, Uil e Confindustria», ha concluso.