L’ALBERGO E’ IL REGNO DEI MICROBI

3 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Non solo pezzi di carta e cose dimenticate. Gli ospiti delle stanze d’albergo si lasciano dietro anche una scia infinita di germi. Molti ipocondriaci lo predicavano da tempo, inascoltati come Savonarola. Ora la scienza dà loro ragione. Uno studio americano, presentato all’American Society of Microbiology, dimostra che i microbi sono tenacissimi. Resistono alle cameriere più solerti, annidandosi felici e malefici nelle camere d’hotel. E riescono a vivere anche quattro giorni sulle superfici degli oggetti.

Per dimostrare la loro tesi gli scienziati hanno individuato 15 volontari raffreddati. Con i nasi rossi e sgocciolanti, li hanno spediti a soggiornare per una notte in albergo. Camera singola, ovviamente. La mattina dopo hanno esaminato le stanze. Risultati sorprendenti. Un terzo degli oggetti erano contaminati. C’erano tracce di rhinovirus – i responsabili di almeno metà dei raffreddori umani – in 7 maniglie su 15, in 6 penne su 14, in 6 interruttori della luce su 15. Una specie di ecatombe.

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Curiosamente, invece, solo uno degli sciacquoni da toilette era contaminato. I virus dei nostri nasi odiano forse i gabinetti?

Alcuni mesi dopo gli scienziati hanno ripescato i volontari. Ormai guariti, li hanno riportati nell’albergo dei test. Molti oggetti erano stati infettati con il vecchio muco delle cavie, congelato quando starnutivano e inzuppavano fazzoletti. Niente paura, e niente senso di schifo: i signori erano ormai immuni al virus, non correvano rischio di ricadute. Le loro mani, però, pullulavano di germi. La prova del contagio nelle stanze d’albergo era quasi inoppugnabile. Naturalmente gli scienziati non vogliono spargere panico. Né invitare l’umanità a una solitudine certosina, perché i germi s’annidano ovunque. Anche dove regnano casalinghe efficienti.

Ma ora non potremo più sorridere dei lofobici. Donald Trump stringe meno mani possibile? Michael Jackson gira con mascherine improbabili? DiCaprio-Howard Hughes nel finale di «The Aviator» vive sigillato, ossessionato dai virus? Fanno bene.

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