L’agente potenziatore cobicistat per terapie anti-HIV sviluppato da Gilead si dimostra tanto ef

25 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Gilead Sciences, Inc. (Nasdaq:GILD) ha comunicato in data odierna tutti i risultati derivanti da un’importante sperimentazione clinica di Fase III in cui si è studiato cobicistat, un agente farmaceutico potenziatore (“booster”) per terapie anti-HIV, a confronto con ritonavir, che è al momento l’unico agente usato per potenziare determinati regimi terapeutici antiretrovirali. Lo studio ha dimostrato la non inferiorità, dopo 48 settimane di trattamento, di un regime anti-HIV contenente un inibitore della proteasi potenziato con cobicistat rispetto a un regime contenente un inibitore della proteasi potenziato con ritonavir. I risultati derivati dallo studio di cui sopra saranno presentati oggi in una sessione orale (Compendio n. TUAB0103) durante la IXX Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2012) tenuta a Washington, D.C. “Questi dati dimostrano che cobicistat potrebbe essere un’opzione efficace per accrescere la potenza dei regimi anti-HIV basati sugli inibitori della proteasi”, ha affermato il dottor Joel Gallant, medico specializzato in sanità pubblica, professore di Medicina ed Epidemiologia presso l’Università Johns Hopkins, nonché sperimentatore principale dello studio. Nella sperimentazione in oggetto (Studio 114), pazienti adulti naïve al trattamento hanno assunto cobicistat o ritonavir per 48 settimane. Tutti i pazienti hanno inoltre assunto atazanavir (un inibitore della proteasi) in combinazione con Truvada® (emtricitabina e tenofovir disoproxil fumarato). Dallo studio è emerso che, dopo 48 settimane di trattamento, l’85 per cento dei pazienti trattati con il regime contenente cobicistat, a confronto con l’87 per cento dei pazienti trattati con il regime contenente ritonavir, ha raggiunto un livello di HIV RNA (carica virale) inferiore a 50 copie/ml, in base all’algoritmo istantaneo della Food and Drug Administration (FDA) statunitense (intervallo di confidenza del 95 per cento per la differenza: da -7,4 a +3,0 per cento; il criterio predefinito per la non inferiorità corrisponde a un limite inferiore di un intervallo di confidenza bilaterale al 95 per cento di -12 per cento). Venticinque pazienti (7 per cento) hanno interrotto il trattamento a causa di eventi avversi in ciascun braccio di trattamento. “Riteniamo che cobicistat svolga un ruolo fondamentale nel potenziamento delle terapie anti-HIV basate sulla proteasi”, ha dichiarato il dottor Norbert Bischofberger, vicepresidente esecutivo del reparto Ricerca e Sviluppo, nonché direttore scientifico presso Gilead Sciences. “Oltre ad aver depositato la domanda di autorizzazione alla commercializzazione per cobicistat, che è sottoposta al momento a riesame da parte dell’FDA, stiamo stringendo della collaborazioni con altre case farmaceutiche per lo sviluppo di due nuove terapie combinate a dosaggio fisso a base di cobicistat in combinazione con alcuni degli inibitori della proteasi più ampiamente prescritti al momento”. Nel giugno del 2011 Gilead ha perfezionato un accordo con Janssen R&D Ireland per lo sviluppo di una terapia combinata a dosaggio fisso a base di cobicistat e di inibitore della proteasi darunavir. Nell’ottobre del 2011, Gilead ha annunciato inoltre la stipula di un contratto con Bristol-Myers Squibb per lo sviluppo di una terapia combinata a dosaggio fisso a base di cobicistat e di atazanavir. In data 28 giugno 2012 Gilead ha depositato presso l’FDA una domanda di approvazione di un nuovo farmaco per cobicistat. Il 23 maggio 2012 l’agenzia europea preposta al controllo dei farmaci (European Medicines Agency, EMA) ha validato la domanda di autorizzazione alla commercializzazione per il prodotto depositata dalla società. Anche cobicistat è un componente del regime Quad, un regime completo monocompressa per il trattamento dell’HIV che, oltre a cobicistat, contiene elvitegravir, emtricitabina e tenofovir disoproxil fumarato. Il regime Quad è sottoposto al momento a riesame da parte degli enti normativi competenti negli Stati Uniti e in Europa. I risultati principali derivati dallo Studio 114 sono stati comunicati da Gilead in data 5 dicembre 2011. Informazioni sullo Studio 114 Lo Studio 114 è una sperimentazione clinica di Fase III randomizzata e in doppio cieco per la valutazione dell’efficacia e della sicurezza di atazanavir potenziato con cobicistat rispetto ad atazanavir potenziato con ritonavir, in entrambi i casi in associazione con Truvada, nell’arco di un periodo di 192 settimane in più di 200 centri nel Nord America, nell’America Latina, in Europa e nella regione Asia Pacifico. I partecipanti idonei erano adulti infetti da HIV naïve al trattamento e con livelli di HIV RNA pari o superiori a 5.000 copie/ml. I partecipanti allo studio sono stati randomizzati (1:1) per ricevere come trattamento un regime di 150 mg di cobicistat e 300 mg di atazanavir con Truvada (n= 344) oppure 100 mg di ritonavir e 300 mg di atazanavir con Truvada (n= 348). L’endpoint primario dello studio è costituito dalla percentuale di pazienti che raggiungono un livello di HIV RNA inferiore a 50 copie/ml dopo 48 settimane di trattamento, in base all’analisi istantanea della FDA. Gli obiettivi secondari hanno valutato l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità dei regimi terapeutici nel corso di 96 settimane di trattamento. Al basale, i pazienti nel braccio di trattamento cobicistat e i pazienti nel braccio di trattamento ritonavir presentavano rispettivamente un livello medio di HIV RNA pari a 4,78 log10 copie/ml e 4,84 log10 copie/ml e una conta media dei linfociti CD4 pari a rispettivamente 353 cellule/mm3 e 351 cellule/mm3. L’aumento medio del numero dei linfociti CD4 a 48 settimane era di 213 cellule/mm3 per i pazienti trattati con cobicistat e 219 cellule/mm3 per i pazienti trattati con ritonavir (p= 0,67). Il tasso di fallimento virologico è risultato ridotto in entrambi i bracci di trattamento – 6 per cento per i pazienti trattati con cobicistat e 4 per cento per i pazienti trattati con ritonavir. La resistenza al farmaco è risultata anch’essa bassa – due pazienti hanno sviluppato mutazioni associate a resistenza agli NRTI nel braccio cobicistat, nessuno nel braccio ritonavir. Si è osservata un’incidenza simile di anomalie di laboratorio (di grado 3-4) in entrambi i bracci di trattamento dello studio. Le anomalie di laboratorio (di grado 3-4) riscontrate in almeno l’uno per cento dei pazienti in entrambi i bracci di trattamento includono: iperbilirubinemia, chinasi della creatinina, ematuria, ALT, AST, amilasi, glicosuria, iperglicemia, GGT e neutropenia. Solo l’iperbilirubinemia (65 per cento nel braccio cobicistat rispetto al 57 per cento nel braccio ritonavir, p= 0,023) e la chinasi della creatinina (6 per cento in entrambi i bracci) si sono verificate in più del 5 per cento dei pazienti in entrambi i bracci di trattamento. Gli eventi avversi accusati con maggior frequenza dal 10 per cento o più dei pazienti in entrambi i bracci di trattamento includevano itterizia (21 per cento nel braccio cobicistat rispetto al 16 per cento nel braccio ritonavir), itterizia oculare (18 per cento in entrambi i bracci di trattamento), nausea (18 per cento rispetto al 16 per cento), diarrea (15 per cento rispetto al 20 per cento), emicrania (11 per cento rispetto al 16 per cento), rinofaringite (11 per cento rispetto al 15 per cento), iperbilirubinemia (11 per cento rispetto al 10 per cento) e infezione delle vie respiratorie superiori (10 per cento rispetto all’8 per cento). L’aumento medio della creatinina sierica è risultata pari a 0,13 mg/dl per il braccio cobicistat e a 0,09 mg/dl per il braccio ritonavir a 48 settimane (p