Italiani stringono la cinghia: escluse spese necessarie, consumi crollano del 12%

9 Giugno 2020, di Mariangela Tessa

Già fermi nel 2019, i consumi delle famiglie italiane hanno imboccato la via dei ribassi nei primi tre mesi dell’anno per via dell’emergenza Covid anche in questo caso scompagina tutto. Risultato finale: nei primi tre mesi dell’anno, le spese delle famiglie italiane hanno segnato una contrazione della spesa media mensile del 4% in termini annui. Ma il crollo va oltre il 12% se si escludono gli esborsi necessari, quelli dedicati all’alimentare e all’abitazione.

È la fotografia scattata dall’Istat sui consumi delle famiglie, che spiega:

“la marcata riduzione dell’offerta e della domanda commerciale al dettaglio ha determinato una flessione delle spese diverse da quelle per prodotti alimentari e per l’abitazione di oltre il 12% rispetto al primo trimestre 2019”.

Nel 2019 la stima della spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti in Italia si è attestata a 2.560 euro in valori correnti, sostanzialmente invariata rispetto al 2018 (-0,4%) e sempre lontana dai livelli del 2011 (2.640 euro mensili), cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione non recuperata negli anni successivi.

La cifra cresce in rapporto all’ampiezza familiare anche se, come spiega l’Istituto di Statistica,  l’incremento è meno che proporzionale rispetto all’aumentare del numero di componenti. Nel 2019, la spesa media mensile per una famiglia di una sola persona è pari a 1.815 euro, il 69% circa di quella delle famiglie di due componenti e il 61% circa di quella delle famiglie di tre componenti.

La composizione della spesa corrente è stabile rispetto al 2018: la spesa per Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili continua ad avere la quota più rilevante (35,0% della spesa totale), seguita dalla spesa per prodotti Alimentari e bevande analcoliche (18,1%) e da quella per Trasporti (11,3%).

La spesa per visite mediche e accertamenti periodici, in larga misura incomprimibile, è quella sulla quale si agisce meno per provare a limitarne l’esborso.

Nel 2019, anche se in lieve attenuazione, permangono i ben noti divari territoriali che si devono far risalire a un insieme di fattori di natura economica e sociale (redditi, livello dei prezzi al consumo, abitudini e comportamenti di spesa).

Le famiglie residenti possono mutare nel tempo le proprie abitudini di consumo, sia per il modificarsi della loro struttura sia perché intervengono cambiamenti nelle preferenze o nella disponibilità economica. Nondimeno, il cambiamento assume forza e contorni diversi a seconda della voce di spesa considerata.

La spesa per visite mediche e accertamenti periodici, in larga misura incomprimibile, è quella sulla quale si agisce meno per provare a limitarne l’esborso.

La spesa mensile è strettamente associata anche alla condizione professionale della persona di riferimento della famiglia, che ne caratterizza fortemente le condizioni economiche e gli stili di vita. A spendere di più sono le famiglie in cui la persona di riferimento è imprenditore o libero professionista (3.918 euro mensili), seguono quelle che hanno come persona di riferimento un lavoratore dipendente nella posizione di dirigente, quadro o impiegato (3.273 euro).

Le capacità di spesa e le abitudini di consumo variano anche a seconda della cittadinanza dei componenti. Nel 2019, il divario tra la spesa delle famiglie composte solamente da italiani (2.615 euro) e quella delle famiglie con almeno uno straniero (1.995 euro) è di 620 euro (il 23,7% in meno), divario che sale a 952 euro (-36,4%) se si considerano le famiglie composte solamente da stranieri.