ITALIA: UN PAESE BUONO PER I TALK SHOW IN TV

5 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – I leader della maggioranza di governo sono tutti in televisione a cercare di convincere gli italiani che tutto va per il meglio. E quindi manca loro il tempo di voltarsi indietro e di dare un´occhiata al disastro che hanno combinato. Se lo facessero, sarebbero probabilmente a votare il 9 aprile per qualcun altro. Mai infatti si era visto un patatrac così completo, e così preoccupante.

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In un mondo come il nostro, che ha fretta e che sembra saper apprezzare solo le risse televisive di una certa intensità, si è appreso solo che nel 2005 la crescita italiana è stata uguale a zero. E già questo è un brutto risultato, un pessimo risultato.

Ma, come sanno i matematici più raffinati, uno zero può essere pieno di cose, di significati, di messaggi, di insegnamenti. E infatti anche il nostro zero del 2005 è pieno di cose, cose molto brutte, per la verità.
In sostanza questo zero (come tutti gli zeri del mondo) è figlio di una serie di operazioni algebriche.

Nel 2005, tanto per entrare nel merito, abbiamo avuto un contributo positivo, pari allo 0,3 per cento da parte dei consumi. E, in attesa di avere i dati definitivi e dettagliati, si può già dire che questo 0,3 per cento positivo (unica voce del 2005 con il segno più) è ingannevole. Non c´è stata infatti alcuna ripresa dei consumi in Italia, e non poteva esserci, visto che l´occupazione è in calo e i salari sono quelli che sono. Lo 0,3 per cento in più dei consumi nasce quasi interamente da spesa pubblica. Non è il paese, insomma, che ha speso un po´ di più per comprarsi merendine e altro: sono i ministri di Berlusconi e gli enti locali che hanno speso un po´ di soldi, cosa che gli italiani sono stati ben attenti a non fare.

Questo 0,3 per cento in più dei consumi, si diceva, è stata l´unica voce positiva.
Infatti abbiamo un contributo negativo pari allo 0,1 per cento della voce investimenti.
E va notato che questi cifra contiene anche gli investimenti immobiliari (che sono stati cospicui). Il risultato è che, allora, gli investimenti in beni capitali (quelli che servono a migliorare l´efficienza delle imprese) sono letteralmente crollati.

Il cerchio si chiude con un saldo con l´estero che toglie uno 0,3 per cento al totale generale (che è appunto zero): e questo perché non siamo competitivi e quindi nei rapporti con l´estero andiamo male. La differenza, per arrivare allo zero tondo calcolato dall´Istat, è data da un lieve aumento delle scorte.

E questa è l´orrenda radiografia dello zero del 2005. Anno nel quale, in pratica, c´è stata una sola cosa positiva, e cioè la spesa pubblica. Tutto il resto è andato male. Nel 2005 l´Italia è stata un paese completamente bloccato, anzi in arretramento, nel quale l´unica cosa in movimento è stata la pubblica amministrazione. Più che l´Argentina, questo sembra il ritratto di un paese dell´est quando c´era ancora l´impero sovietico.

Ma c´è ancora qualcosa che va detto. Nei vari talk show televisivi, ogni sera gli esponenti della maggioranza sostengono che, se non altro, è stata mantenuta la promessa di diminuire le imposte degli italiani (con risultati nulli, anzi negativi, peraltro).
Ma è vero? Sì e no.

La faccenda è complicata, ma si può spiegare. In assoluto le imposte sono diminuite. Nel 2004 la pressione fiscale italiana era stata pari al 40,6 per cento del Pil e nel 2005 risulta scesa al 40,5. Si dirà che è scesa appena di un soffio, di un´unghia. Ma, purtroppo è falso anche questo dato vero. Ecco che cosa è successo.

Le imposte dirette (Irpef, ecc.) sono aumentate del 2 per cento e quelle indirette sono salite addirittura del 3,3 per cento.
Ma come fa allora la pressione fiscale generale a diminuire, sia pure di pochissimo? La risposta non è complicata: sono venuti meno i condoni. Sono crollate infatti del 77 per cento le imposte in conto capitale, che misurano anche il gettito dei condoni.

In sostanza, le imposte dirette e indirette sono aumentate (e anche in misura sostenuta), però si sono esauriti i vari condoni e quindi la gente non ha dovuto far fronte a versamenti “straordinari” al fisco.
Il risultato generale è che la pressione fiscale è diminuita, pur essendo aumentate le imposte. Poi, naturalmente, il disavanzo del bilancio pubblico è andato al 4,1 per cento.

In conclusione, sul piano dell´economia il paese è andato indietro: senza una buona spesa pubblica saremmo andati non a zero di crescita, ma decisamente su valori negativi.

Sul piano delle imposte, si può solo dire che nel 2005 sono più alte che nel 2004, ma questo non si vede bene perché sono finiti i condoni.
Il paese, insomma, continua la sua marcia lungo il sentiero del declino (gli investimenti arretrano), ma si consente ancora qualche illusione ottica in materia di imposte (roba buona per i talk show televisivi).

E il 2006? Tutti dicono che nel primo trimestre ci sarà un po´ di ripresa, e che poi questa continuerà. Per ora si sa solo che dall´indagine congiunturale della Confindustria risulta che a gennaio e a febbraio la produzione industriale italiana è rimasta sostanzialmente ferma, impiccata sui livelli del 1998. Però, forse, da qualche parte (non so da dove) verrà la ripresa, così dicono tutti. Sarà vero?

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