Italia: Ue concede flessibilità, resta scoglio debito

11 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – Si accende una speranza per il nostro Paese con il possibile via libera da parte della Commissione Europea alla richiesta di flessibilità sui conti pubblici 2016 avanzata dall’Italia. A renderlo noto fonti europee dopo che il collegio dei commissari, riunitisi a Strasburgo, ha tenuto un primo dibattito di orientamento sul rispetto del Patto di Stabilità, in vista della pubblicazione delle raccomandazioni e del giudizio definitivo sulle leggi di stabilità, tra cui quella italiana, annunciate a Bruxelles per il 18 maggio prossimo.

Ma attenzione: più flessibilità significa poi più debito e maggiore deficit, come sottolinea anche l’ex portfolio manager Mario Seminerio. Sul suo blog critica con toni amari “l’inopinata tendenza degli italiani a mescolare patrio orgoglio e reiterata domanda di solidarietà, che significa che altri devono partecipare al finanziamento delle nostre decisioni di spesa. Che tuttavia sono solo nostre, sia chiaro”.

Secondo quanto riferiscono le fonti europee sembra che la Commissione Ue sia orientata a riconoscere all’Italia la flessibilità aggiuntiva chiesta per riforme, investimenti e anche per risolvere la calda questione dei migranti. Resta lo scoglio del debito pubblico che doveva iniziare a calare già nel 2015 e che invece resta al 132,7% anche quest’anno.

Sul debito nessuno sforzo strutturale

Il principale problema per il nostro paese infatti è aver violato nel 2015 la regola che impone la riduzione del debito pubblico e questo perché non è stato fatto alcun sforzo strutturale raccomandato dalla Ue. Una violazione della regola che impone a Bruxelles di preparare un rapporto sul debito, chiamato ‘126.3’, che ne valuterà la sostenibilità o meno e che dovrebbe arrivare anch’esso il 18 maggio.

Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e altri commissari, in linea con il rigore di bilancio sostenuto dalla Germania di Angel Merkel, avrebbero così fatto pesare durante il collegio di Strasburgo, il mancato conseguimento dell’obiettivo di riduzione del debito pubblico da parte del nostro Paese.

In base alle previsioni di Primavera, l’indebitamento italiano resterà anche nel 2016 al 132,7% del Pil come nel 2015, mentre Renzi e Padoan avevano annunciato l’inizio del calo al 132,4% del Pil. Tuttavia non sembra sia ancora stata detta la parola fine. Alcune fonti osservano che il “negoziato strategico è ancora aperto” e la trattativa si sta svolgendo senza una particolare conflittualità nonostante alcune divergenze permangano.