Italia tartassata: Fmi taglia stime Pil

20 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – E’ sicuramente il giorno in cui l’Italia è sotto la lente dei mercati finanziari globali. Dopo la decisione di S&P di tagliare il rating sul debito, arriva un’altra doccia fredda: il Fondo Monetario Internazionale riduce infatti le sue stime sull’andamento del prodotto interno lordo italiano da +1,0% a +0,6% per il 2011 e da +1,3% a +0,3% per il 2012. E’ quanto emerge dall’ultima edizione del World Economic Outlook.

Washington aggiunge che ‘Italia “puo’ reggere spread nell’ordine dei 300-500 punti base per alcuni anni, il tempo necessario per invertire la dinamica del debito ma a condizione che l’avanzo primario cresca come previsto”. Ricordando l’intervento della Bce nello scorso mese di agosto, che ha acquistato bond italiani e spagnoli, l’Fmi spiega che i costi degli interessi sul debito sono tuttora “gestibili”, ma invita a fare i passi necessari per restituire fiducia agli investitori.

Quanto è peggio è che l’Italia, secondo il Fondo Monetario Internazionale, malgrado la maxi-manovra da 54 miliardi appena varata dal governo, non ce la farà però a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Nel suo ‘Fiscal Monitor, l’Fmi stima che il disavanzo rispetto al Pil scenderà dal 4% previsto per quest’anno, al 2,4% nel 2012 all’1,1% nel 2013. Cifre che non cancellano il giudizio sostanzialmente positivo dell’istituzione di Washington che sottolinea come tale risultato finale costituirebbe comunque il secondo deficit più basso tra i Paesi del G7.

Riviste al ribasso anche le previsioni sulla crescita dell’economia dell’eurozona da +2,0% a +1,6% per il 2011 e da +1,7% a +1,1% per il 2012. Il downgrade è globale: come è scritto nel rapporto dell’Fmi, l’economia mondiale e e’ in una nuova “fase pericolosa”: la fiducia e’ in profondo calo e i rischi al ribasso stanno crescendo. Di conseguenza, le stime di crescita del Pil mondiale vengono riviste al ribasso al 4% quest’anno e nel 2012 (dai precedenti 4,3% e 4,5%).

Secondo gli esperti di Washington, “i problemi strutturali che erano alla base della crisi nelle economie dei paesi piu’ avanzati stanno dando prova di essere piu’ inflessibili rispetto alle attese, e il processo di riforme sta diventando piu’ complicato” .

Inoltre Olivier Blanchard, capo economista del Fmi, durante la conferenza stampa a commento del World Economic Outlook, rispondendo a chi chiedeva se si potessero fare previsioni sulla possibilità che si verifichi lo scenario peggiore descritto nel Weo, risponde che le cose possono cominciare ad andare davvero male a livello globale “n ogni momento”. E che “avere tempo a disposizione è un lusso e i governi non lo hanno”. Secondo l’economista, nell’Eurozona “c’è la chiara sensazione che i governi siano un passo indietro” nella gestione della crisi. In generale, da un punto di vista fiscale, è necessario che “gli stabilizzatori automatici siano pienamente funzionanti”.