Italia, S&P cita rischio elezioni già quest’anno

8 Maggio 2017, di Mariangela Tessa

Dopo il declassamento di Fitch, per l’Italia arriva una conferma da Standard and Poor’s che, venerdì scorso, ha confermato rating sovrano e outlook. Secondo quanto ha comunicato l’agenzia di rating internazionale, la valutazione di lungo periodo di S&P resta dunque immutata a BBB-, il livello più basso del cosiddetto ‘investment grade’, l’outlook stabile. Confermato anche il rating di breve periodo, a A-3.

Nella nota dell’agenzia, si legge che la decisione di mantenere l’outlook stabile riflette l’aspettativa che il governo italiano continuerà ad adottare misure di riforma strutturale, come la nuova legge sulla concorrenza. Inoltre, prosegue S&P, la decisione si basa sull’aspettativa di una continuazione degli sforzi per il miglioramento dell’efficacia del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, mantenendo allo stesso tempo stabile il rapporto debito/Pil.

Confermando il rating sull’Italia, S&P Global Ratings sostiene che “probabilmente le elezioni generali si terranno l’anno prossimo ma non escludiamo la possibilità di elezioni anticipate nella seconda metà del 2017 se aumentano disaccordi all’interno della coalizione” nel governo di Paolo Gentiloni.

“Di conseguenza, crediamo che il governo attuale probabilmente non implementerà con risolutezza politiche economiche struttuali”. Tuttavia, precisa S&P, “seguendo le riforme del governo precedente” – quello di Matteo Renzi, dimessosi lo scorso dicembre dopo la sconfitta al referendum costituzionale – “prevediamo che il governo attuale fara’ progressi ulteriori in merito all’adozione di una nuova legge per la competitivita’, riforme nella PA e nel sistema giudiziario e nella continuazione a sostegno del settore bancario”. In generale, conclude S&P, “l’incertezza politica legata all’esito delle prossime elezioni potrebbe pesare sulla performance economica e sulle condizioni finanziarie”.

Sul fronte più strettamente economico, S&P prevede la che ripresa italiana proseguirà, stimando un tasso di crescita dello 0,9% su quest’anno, che si andrà a rafforzare in area 1,0-1,2% nel periodo 2018-2020. Il debito pubblico è visto “nel complesso stabile” a circa il 131% del Pil, per poi ridursi verso la fine del periodo di previsione 2018-2020.

In tema di banche la nota spiega che l’eredità di sofferenze che pesa sul settore continuerà a limitare la crescita del credito. I vari interventi pubblici sul comparto sono stati positivi ma, aggiunge S&P, restano di portata limitata, mentre potrebbero esserci spazi per un maggiore ottimismo riguardo la crescita degli investimenti, qualora fossero ridotti i vincoli sulla possibilità del governo di risanare i bilanci bancari.

Il prossimo pronunciamento sul rating sovrano dell’Italia sarà quello di Moody’s il 9 giugno. Moody’s ha un rating Baa2 sull’Italia, con outlook negativo.