Italia non c’è più tempo per giocare

14 Giugno 2020, di Leopoldo Gasbarro

L’Italia non può più essere il Paese dei balocchi

Questa mattina mi è capitato di leggere una ricerca dell’Area Studi di Mediobanca che mi ha colpito non poco circa la situazione economica italiana sempre che viene descritta in costante peggioramento. La ricerca è impietosa, lo sono i numeri, così come sono impietosi gli Highlights che vengono riportati in fase introduttiva:

L’economia italiana rischia una perdita corrispondente al PIL del Veneto. Si tratta della crisi peggiore dal Dopoguerra. Negli anni 1943-1945 il PIL dell’Italia è crollato mediamente del 15% l’anno; nel 2020 IMF prevede per l’Italia un PIL in calo del – 9,1%. Calano i consumi di elettricità, il dato di aprile corrisponde al peggior calo degli ultimi 20 anni. Calano i consumi di gas, scende anche il traffico autostradale. Penalizzata la manifattura.

PERCHE’ L’ITALIA RISULTA COSI’ IN DIFFICOLTA?
E’ stato il primo paese europeo colpito in modo violento dalla pandemia e quello che ha adottato misure restrittive più stringenti. L’Italia ha un tessuto industriale prevalentemente costituito da piccole e medie imprese manifatturiere, proprio quelle maggiormente colpite dalla crisi. L’Italia sconta una specializzazione settoriale sbilanciata verso i comparti maggiormente esposti alla crisi e una carenza nei comparti più resilienti. Incide la lentezza della burocrazia ed il Paese sconta un ritardo nello smart working e nell’adesione del modello digitale in senso lato. E’ allineata alla Spagna, ma indietro rispetto a Regno Unito, Francia e Germania, mentre è impari sotto questo punto di vista il confronto rispetto al Nord Europa.

Insomma il quadro è davvero fosco un quadro che impone soluzioni immediate, decisioni immediate, supporti immediati ad aziende, famiglie, persone che rischiano di vivere uno dei più brutti quarti d’ora della loro storia. In questi momenti ci si dovrebbe chiedere che cosa si può fare di diverso, come si possano prendere altre strade. Tuttavia a guardare il balletto della politica, a prescindere dalle dichiarazioni di alcuni, sembra che per loro non sia cambiato nulla.

In molte altre parti sono nati governi di unità nazionale qui in Italia no. Credo che non si sia vista in molte altre nazioni una  situazione come quella tricolore. Ripensandoci ce ne sono unicità che andrebbero completamente riviste:

1. Il nostro è uno dei pochi Paesi dove, quando si vota, non si sa mai di quale schieramento farà parte la persona che hai deciso di sostenere.

2. Il nostro è l’unico Paese, dove quasi ogni Presidente del Consiglio finisce davanti ad un magistrato. Molti sono stati       inquisiti o processati, molti di processi ne hanno avuti una sequela infinita.

3. Il nostro è l’unico Paese dove un trattato europeo (Leggi MES) finisce per essere interpretabile per la campagna elettorale. Ognuno dice la sua, sconfessando ciò che dice l’avversario. Ma sfido a comprendere, sfido molti di voi a comprendere, se il MES sia una fregatura o meno, sia un’opportunità o meno.

4. Il nostro è l’unico Paese dove tutti, ma proprio tutti, si lamentano della BUROCRAZIA, ma nessuno, proprio nessuno, fa nulla per combatterla, abbatterla. Visto che almeno su questo sono tutti d’accordo non si può trovare una strada veloce e comune e smettere di usarla come alibi per ciascuna manchevolezza? E’ colpa della BUROCRAZIA, dicono tutti, ma proprio tutti…e intanto l’Italia affonda.

5. Il nostro è l’unico Paese dove il solo modo di guardare al futuro è quello di fare debito. Strati di titoli di stato su titoli di stato stanno portando l’Italia verso la Bancarotta. Non è colpa di questo Governo aver creato il debito esistente, ma è colpa di questo Governo alimentarlo. A destra, sinistra e centro ci si preoccupa dei 36 miliardi potenziali del MES e non ci si preoccupa dei 2500 miliardi che dobbiamo restituire?

6. L’Italia è il Paese dove ci sono i migliori risparmiatori al Mondo in termini di accantonamento, ma al tempo stesso ci sono i peggiori investitori al Mondo in termini di capacità di far crescere le masse di risparmi accantonati.

7. Il nostro è il Paese della cultura, ma è quello in cui i livelli culturali, delle nuove generazioni, stanno precipitando ai livelli più bassi di tutte le classifiche.

8. L’Italia è il Paese con uno dei più bassi livelli di digitalizzazione tra quelli più industrializzati. Lo smart-working è tutt’altro che scontato per tutti, nel pubblico ad esempio le difficoltà sono altissime. La scuola a distanza è tutt’altro che scontata per tutti e nonostante la buona volontà di mille docenti che, fino al 21 febbraio, magari non avevano mai ricevuto informazione e formazione su come utilizzare una piattaforma per i collegamenti audio video a distanza

9. L’Italia è l’unico Paese in cui medici ed infermieri impegnati nella lotta contro il Covid-19 sono stati costretti, loro malgrado, a diventare EROI. Impareggiabili loro, ma profondamente ingiusta la situazione.

10. L’Italia è un Paese in cui il costo dei pagamenti verso le imprese da parte della Pubblica Amministrazione, pesa per 100 miliardi. Una zavorra impossibile da sostenere.

11. L’Italia è un Paese dove la realizzazione di un’opera come il Ponte di Genova diventa motivo di vanto nella lotta contro i tempi biblici di altre opere.

12. L’Italia è l’unico Paese in cui non ci sono amministratori in grado di guardare al futuro, anche a quello dei loro stessi figli, se lo facessero non agirebbero come agiscono.

13. E’ l’unico Paese in cui non si è capito che il tempo è una variabile indispensabile tra il vivere, il sopravvivere ed il morire.

Potremmo andare avanti. Ma ci fermiamo qui.

Tra ciò che racconta una tv sempre più “patinata” o troppo “urlata” per essere vera ed il Paese delle strade, della gente senza lavoro, della gente senza soldi, della gente senza cibo, c’è una distanza sempre più grande.

Mi piacerebbe davvero pensare che ci possa essere ancora speranza, che questa Italia piena di bellezze, arte, cultura, di paesaggi mozzafiato, di musei, di medici e ricercatori straordinari, di imprenditori illuminati ma sempre più stanchi di lottare contro mulini a vento, possa farcela.

Me lo auguro per me, me lo auguro soprattutto per i nostri figli cui stiamo rubando il futuro.

Sulle loro spalle stiamo appoggiando un onere difficile da sostenere, un debito che è un macigno e che rischia di schiacciarne i giorni più belli. Il peggio è che non sono abituati. Sono cresciuti nelle case di un mondo dorato che oggi rischia di essere cancellato da una distanza sempre maggiore tra chi ha ricchezza e ne avrà sempre di più e chi sarà povero e lo sarà sempre di più.

Per chi ne ha le opportunità il miglior investimento che possa fare per i suoi figli è farli studiare. La preparazione potrebbe diventare per i ragazzi l’unica strada per emergere e ricostruire, dopo di noi, un Paese che si è inaridito sempre più, noi  convinti di poter passare indenni attraverso un momento unico della storia recente.

Covid-19. E’ uno spartiacque, un acceleratore che non ammette deroghe. E’ arrivato di soppiatto ma ha cancellato tanti degli equilibri esistenti, molti anche di quelli già labili ed instabili. Non si può tornare indietro.

Europa, Cina Usa, Mondo, Italia. E’ iniziata una nuova era. Sta a noi scegliere come scrivere la parte che ci riguarda.