Italia: Libia, presto lo stop al fuoco

6 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Palermo – Sulla fine delle operazioni militari in Libia ”ci sono ipotesi realistiche che parlano di 3/4 settimane”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, oggi a Palermo sottolineando che ”ipotesi ottimistiche dicono invece pochi giorni”.

FRANCIA, 14 EX DIPLOMATICI ‘PERSONA NON GRATA’ – La Francia ha dichiarato ”persona non grata” 14 ex diplomatici libici a Parigi, che dispongono ora ”di 24 o 48 ore” di tempo per lasciare il territorio francese. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri in un comunicato. Parigi rimprovera agli ex rappresentanti di Tripoli ”comportamenti ed attivita’ non compatibili con le risoluzioni dell’Onu” e ”in particolare la 1973”, e ”contrari alla protezione delle popolazioni civili libiche”. I 14 diplomatici erano stati nominati dal regime del colonnello Muammar Gheddafi, che Parigi non riconosce piu’ come legittimo.

FONDO PER I RIBELLI – Il vertice di Roma sulla Libia lancia un fondo speciale per aiutare gli insorti e avverte Muammar Gheddafi, sempre più “isolato” sulla scena internazionale, che “il tempo” per il suo regime “sta scadendo”. La riunione del Gruppo di contatto di oggi alla Farnesina, secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini, ha segnato un ulteriore passo in avanti, anche se la soluzione del rebus libico resta almeno per il momento lontana. Tanto che in serata sarà lo stesso Frattini a giudicare troppo “ambizioso” il piano del suo collega turco Davutoglu di un cessate il fuoco entro sette giorni, ritenendolo un obiettivo più realisticamente raggiungibile in qualche settimana.

Sono stati il capo della diplomazia italiana e il segretario di Stato Usa Hillary Clinton – a Roma nella sua prima blindatissima missione dopo il blitz contro Osama Bin Laden – ad aprire con un colloquio bilaterale (nel quale Frattini ha confermato il pieno “impegno” italiano in Libia) una riunione che ha raccolto attorno allo stesso tavolo i rappresentanti di 22 Paesi e 6 organizzazioni internazionali, a partire dal segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. La dichiarazione finale del vertice parla di un accordo tra tutti i partecipanti per “intensificare” la pressione “militare, economica e politica” contro il regime del colonnello, responsabile di azioni “inumane e criminali” contro il suo stesso popolo che “non rimarranno impunite”. E di azioni militari come “strumento” per fare da apripista ad “una transizione politica che rifletta le volontà del popolo libico”. Si tratta della road map illustrata dai due esponenti del Cnt che prevede per il post-Gheddafi un’assemblea nazionale ‘inclusiva’ per definire una Costituzione da sottoporre poi a referendum e ridare quindi la parola al popolo attraverso elezioni presidenziali e parlamentari. Un percorso non molto dissimile, anzi speculare, a quello seguito dall’Italia dopo il crollo del fascismo e la fine della guerra.

E il Cnt oggi, come primo “positivo segnale di volontà democratica”, ha detto Frattini, ha annunciato di voler procedere da subito ad elezioni comunali nelle zone che controlla. Al di là delle buone intenzioni, comunque, la comunità internazionale ha provato oggi a garantire concreta solidarietà al Consiglio transitorio di Bengasi attraverso la creazione di un “fondo speciale” per aiutare finanziariamente gli insorti. I ribelli, anzi i “combattenti per la libertà” come vogliono ora farsi chiamare, hanno avvertito di avere le casse vuote e di rischiare la bancarotta senza aiuti per 2 o 3 miliardi di dollari. Siamo ancora molto lontani dall’obiettivo, ma la riunione di oggi è servita almeno ad individuare un “meccanismo finanziario temporaneo” per raccogliere gli aiuti internazionali. Il fondo sarà gestito da un board ristretto di Paesi (tra cui Italia e Francia a rotazione semestrale) ma non dovrebbe essere rimpinguato dagli asset libici congelati all’estero: “Porrebbe problemi giuridici”, ha osservato il ministro degli Esteri francese Alain Juppé, “per questo abbiamo pensato ad una soluzione alternativa” basata su “doni, prestiti e solo successivamente su fondi scongelati”.

Per il momento è stato il solo Kuwait a mettere sul piatto 180 milioni di dollari, mentre il primo ministro del Qatar ha promesso 500 milioni. Altri 250 milioni di dollari, ha ricordato Frattini, sono già stati erogati dalla comunità internazionale per l’assistenza umanitaria, ma sono considerati ‘fuori sacco’ rispetto al fondo. Gli Stati Uniti, invece, ha annunciato la Clinton, stanno pensando ad una soluzione legislativa per sbloccare almeno parte di quei 30 miliardi di dollari di beni libici congelati negli Usa per destinarli agli insorti. Per il resto, oggi Frattini ha negato che vi sia una situazione “di stallo” sul terreno. Ma la giornata è stata segnata anche da un piccolo ‘giallo’. Il portavoce del Cnt, presente alla Farnesina, ha annunciato tra le pieghe della riunione che Olanda, Spagna e Danimarca avevano deciso di riconoscere formalmente il Consiglio di Bengasi (finora a farlo sono state Francia, Qatar, Italia). Circostanza smentita però qualche ora dopo da tutte e tre le capitali interessate.