Italia: le cinque faglie di attrito che preoccupano i mercati

4 Giugno 2018, di Alessandro Piu

Giuseppe Conte, nuovo premier del governo M5S-Lega

I mercati hanno allentato la pressione sull’Italia dopo la formazione del governo guidato da Giuseppe Conte. L’Italia rimane osservata speciale. In cinque punti ciò che i mercati guarderanno

È un piccolo credito di fiducia quello che i mercati finanziari internazionali, spaventati dalla prospettiva di elezioni anticipate, hanno dato all’Italia. E al governo guidato da Giuseppe Conte, appena entrato in carica.

“Crediamo che questo risultato vada letto più come un sollievo dopo giorni di incertezza e dinanzi alla scongiura del rischio di nuove elezioni a settembre, che avrebbero potuto determinare un radicarsi delle posizioni più anti-europeiste”

nota Marco Palacino, managing director per l’Italia di Bny Mellon Im che poi aggiunge:

“La carenza di disciplina fiscale prospettata dal nuovo governo non passerà certo inosservata agli occhi dei Paesi del Nord Europa. I due partiti chiave propongono una gamma di misure fiscali espansive”.

Italia osservata speciale in cinque punti

Ecco perché l’Italia rimane un’osservata speciale dai mercati finanziari (e da Bruxelles), i quali dovranno però tenere conto di cinque fattori, indicati da Nicholas Wall, gestore del fondo Old Mutual Strategic Absolute Return bond di Old Mutual GI.

Italexit – La visione che sta alla base di tutto è che l’Italia non lascerà l’euro.

“Sarebbe disastroso per i risparmi ridenominati delle famiglie italiane, per gli investitori retail che possiedono titoli di Stato italiani e debito bancario, per le banche italiane che detengono Btp e per l’intera Unione monetaria europea. Nessun governo italiano sopravvivrebbe a una ridenominazione

Scrive Wall che prosegue citando l’esempio greco di Syriza:

“Alla fine si tirò indietro, nonostante il fatto che i risparmiatori greci avessero già trasferito all’estero denaro dalle banche nazionali. In Italia vi sono pochi segnali di deflusso al momeno”.

Autonomia fiscale – Sarà uno dei terreni di scontro tra il governo giallo-verde e Bruxelles.

“Tutti però sanno che l’Italia è vincolata a causa dei rischi che comporterebbe l’abbandono dell’euro. Quindi, dipenderà da quanto in là entrambe le parti saranno disposte a spingersi”.

Minore aggressività – Il confronto sarà tuttavia meno aggressivo di quanto avvenuto tra Bruxelles e la Grecia. Il caso Italia è infatti ben diverso.

“La situazione italiana sembra meno estrema – spiega Wall -, gli italiani hanno più da perdere”. Peraltro “l’Italia rappresenta un rischio sistemico di gran lunga maggiore e il potenziale di contagio è molto più ampio”.

Economia italiana – Su questo fronte il gestore di Omgi elenca quattro fattori: 1) l’Italia ha un avanzo primario e un avanzo delle partite correnti; 2) dopo giugno il fabbisogno netto di cassa dell’Italia è negativo. Se i tassi continuano a salire, l’aumento del costo del debito pubblico dovrebbe essere graduale, mentre in Grecia non avevano più liquidità per pagare i creditori.

Addio austerity – L’austerità è passata di moda, abbandonata da gran parte dell’Europa. È quindi possibile che sul fronte fiscale ci sia uno spazio di manovra più ampio.