Italia in recessione, Pil peggiore area euro: senza export niente crescita

12 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Pil Italia, maglia nera dell’Eurozona, nel quarto trimestre del 2011. E’ quanto risulta dai dati diffusi dall’Istat che parlano di una contrazione, negli ultimi tre mesi dello scorso anno, pari a -0,7% su base trimestrale e -0,4 su base annua.

I numeri mostrano tutte le difficolta’ incontrate dal governo tecnico. Il premier Mario Monti, che ha varato in tutta fretta un piano di austerita’ da 33 miliardi di euro, sta lavorando alle riforme per alimentare la crescita. Ne discutera’ domani a Roma in un colloquio bilaterale con il cancelliere tedesco Angela Merkel.

Nel complesso, il prodotto interno lordo dei paesi appartenenti dall’area Euro è sceso invece nel quarto trimestre del 2011 dello 0,3% su base trimestrale, salendo +0,7% su base annua. Nello stesso arco temporale il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,7% negli Stati Uniti e dello 0,2% in Francia, mentre è calato dello 0,2% in Germania e nel Regno Unito e dello 0,6% in Giappone.

In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,0% in Germania, dell’1,6% negli Stati Uniti, dell’1,4% in Francia e dello 0,7% nel Regno Unito, mentre il Pil è diminuito dell’1,0% in Giappone.

Unica notizia positiva, in questa carrellata di dati da recessione, la decisione dell’Istat di rivedere al rialzo la crescita del Pil del 2011 a +0,5%, contro il +0,4% della stima preliminare.

Rimane il fatto che l’economia non si stabilizzera’ prima del 2013. Le condizioni della domanda esterna saranno fondamentali se l’Italia vorra’ rialzare la testa. Le esportazioni, cosi’ importanti per il nostro paese, sono fiacche .

I dati sul Pil dell’area euro nel quarto trimestre del 2011 suggeriscono che le condizioni in fatto di domanda saranno ancora troppo depresse nel breve termine per poter dare uno slancio all’export, considerato il motore principale della ripresa nel 2012. A livello di spese pro capite, secondo un report di Intesa Sanpaolo, siamo tornati a 30 anni fa.

Quest’anno le spese del governo saranno ridotte e le misure di consolidamento del budget entreranno in vigore. Inoltre la disoccupazione sta aumentando, alimentando il pessimismo delle famiglie.

Nel complesso il Pil reale si contrarra’ del -1,6% nel 2012 e del -0,2% nel 2013, secondo le ultime previsioni degli analisti. Unica nota positiva: il rischio di deficit di bilancio e’ rientrato.

Le deludenti previsioni di crescita rispecchiano l’impatto delle nuove misure di austerita’. Secondo il ministero dell’Economia e la Banca d’Italia, il pacchetto di austerita’ che prevede incrementi fiscali, sara’ pari a 32,1 miliardi di euro nel 2012 e 34,8 miliardi nel 2013. Nel 2014 saranno 36,7 miliardi.

I problemi dell’Europa faranno sentire il loro peso sull’Italia e le condizioni in deterioramento del mercato del lavoro, unite alle rigide condizioni del credito a imprese e famiglie, comprometteranno le intenzioni di investimento e le spese al consumo.

Infatti, la fiducia dei consumatori continua a calare e le spese languono. I nuclei familiari spendono controvoglia e questo sara’ un ostacolo notevole alla riprese nel 2012 e 2013. L’Iva e’ salita dal 20% al 21% e il governo prevede di adottare un nuovo incremento del 2% da ottobre di quest’anno. A livello di spese pro capite, secondo un report di Intesa Sanpaolo, siamo tornati a 30 anni fa.

La questione chiave riguarda le esportazioni. Ma non si ferma solo li’. Il clima per gli investimenti e’ carico di pessimismo. Le societa’ italiane continuano a fare i conti con livelli di capacita’ di utilizzo degli impianti sotto la norma, incertezza in fatto di reddittivita’ e la persistente paura di una recessione. La domanda e’ debole sia all’interno dei confini nazionali che nell’Eurozona.

Nel comunicato dell’Istat si legge: “La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto un punto percentuale alla crescita del Pil (-0,4 i consumi delle famiglie, -0,1 la spesa della PA e -0,5 gli investimenti fissi lordi). Anche la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla crescita del Pil (-0,4 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta e’ stato positivo per 0,7 punti percentuali. Dal lato dell’offerta, si rilevano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’industria (-1,7%) e dei servizi (-0,1%), mentre il valore aggiunto dell’agricoltura e’ aumentato dello 0,5%”.

Ancora: “In termini congiunturali, nel quarto trimestre del 2011 le importazioni di beni e servizi sono diminuite del 2,5%, mentre il totale delle risorse (Pil e importazioni di beni e servizi) si e’ ridotto dell’1,1%. Dal lato della domanda, le esportazioni sono rimaste stazionarie, gli investimenti fissi lordi sono diminuiti del 2,4% e i consumi finali nazionali sono scesi dello 0,7. Nell’ambito dei consumi finali, la spesa delle famiglie residenti e’ diminuita dello 0,7%, quella della Pubblica Amministrazione (PA) e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) dello 0,6%”.

Continuando: “La contrazione degli investimenti e’ stata determinata da forti flessioni della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti (-4,9%) e per mezzi di trasporto (-4,6%); gli investimenti in costruzioni, invece, sono lievemente aumentati (+0,1%). La spesa delle famiglie sul territorio nazionale ha registrato una diminuzione, in termini tendenziali, pari all’1,1%: in particolare, gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 7,1%, quelli di beni non durevoli dell’1,6%, mentre le spese per servizi sono cresciute dello 0,7%. Gli investimenti fissi lordi hanno segnato nel complesso una diminuzione del 3,1%. In particolare, la riduzione e’ stata pari al 4,6% per la spesa in macchinari e altri prodotti, al 3,4% per gli investimenti in mezzi di trasporto e all’1,8% per gli investimenti in costruzioni”.