Italia: il giorno da mille miliardi: parlamento approva Fiscal Compact

19 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Via libera al Fiscal Compact. Come previsto la Camera vota si alle leggi di ratifica definitiva in Italia che recepiscono i Trattati che contengono il Fiscal Compact e il Mes, fortissimamente voluti dal Governo. Si tratta della definitiva conversione in legge italiana, essendo stati già approvati dal Senato entrambi i disegni di legge.

Sono stati 368 i voti a favore, 59 i voti contrari, 36 gli astenuti. Luce verde dalla maggioranza dei deputati del Pdl, e da quelli di Pd e Terzo Polo; 65 sono stati invece i no dai gruppi Lega. Le astensioni sono venute soprattutto da Italia dei Valori. Dal voto di oggi il Partito di centro destra esce spaccato: tra i no dal Pdl quelli preannuciati in Aula da Antonio Martino, Guido Crosetto, Sabrina De Camillis. Ai quali hanno fatto da contraltare dichiarazioni a titolo personale “convintamente a favore” di altri colleghi di partito, come Giuliano Cazzola e Peppino Calderisi

Il meccanismo entrera’ in vigore dal primo gennaio 2013 se almeno 12 paesi sui 25 che hanno firmato l’accordo decideranno di ratificarlo.

“E’ davvero un momento storico, insieme possiamo farcela”, ha detto il ministro per le Politiche Ue Enzo Moavero Milanesi, aprendo il dibattito che si e’ concluso con le consuete dichiarazioni di voto e votazioni finali.

“Siamo davanti – ha sottolineato Moavero- a un importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea con nuove e sostanziali cessioni di sovranità”. E “credo di poter dire che forte azione dell’Italia nella realizazzione di questi Trattati viene oggi riconosciuta da tutti nella comunità internazionale, senza con questo volerci auto-attribuire meriti pericolari”.

Oltre a prevedere l’obbligo di pareggio di bilancio per i Paesi aderenti al Trattato, cosa che l’Italia ha già inserito nell’ordinamento addirittura introducendo apposita norma costituzionale, il fiscal compact – come ha ricordato al Parlamento lo stesso Moavero- prevede fra le sue ‘regole d’oro’- l’obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del Pil di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza ogni anno.

Il punto, in tutto questo, è che il ministro per le Politiche Ue esulta e parla di momento storico, ma non tutti sanno che con il voto a favore si preannunciano 20 anni di rigore e 45 miliardi di aumento tasse e tagli alle spese ogni anno, per i cittadini italiani.

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