Italia: i consumi delle famiglie torneranno indietro di 14 anni

8 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Consumi giu’ per le famiglie che, nel 2013, avranno valori pro-capite inferiori rispetto a quelli del 1999. Le decisioni di investimento saranno bloccate dal clima di incertezza e da condizioni piu’ difficili sul versante del credito: gli investimenti saranno sostenuti solo dall’esigenza del sistema produttivo di aumentare la propria efficienza e dalla prosecuzione dei piani di miglioramento infrastrutturale nei settori a rete (trasporto, energia, comunicazioni).

E’ quanto afferma il Rapporto presentato oggi da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Prometeia. Soltanto la capacita’ di espandere le esportazioni, previste aumentare ad un tasso medio annuo intorno al 4,5% a prezzi costanti, potra’ consentire al manifatturiero italiano – si legge – di limitare le perdite.

In presenza di un rallentamento dell’area europea, cui e’ tuttora destinato il 43% del nostro fatturato estero, la previsione implica un rafforzamento competitivo del tessuto manifatturiero che, dati i buoni risultati conseguiti sui mercati esteri negli ultimi anni, appare comunque alla portata delle imprese italiane.

La crisi colpisce di piu’ le imprese piu’ piccole e l’indotto. ”In uno scenario difficile, che pure vede la soluzione positiva di molte delle criticita’ emerse negli ultimi mesi, si assistera’ a una ulteriore divaricazione dei risultati tra le imprese italiane.

L’analisi dei bilanci al 2010 conferma infatti come, anche negli ultimi difficili anni, un nucleo forte d’imprese abbia mantenuto condizioni di redditivita’ piu’ che soddisfacenti: circa il 42% delle aziende manifatturiere con Roi superiore al 12% nel 2007 si e’ confermato nella medesima classe di reddito anche nel 2010. La quota delle aziende che ha attraversato la crisi confermandosi in grado di generare elevati livelli di redditivita’ aumenta al crescere della classe dimensionale e tocca il 55% per le imprese con valore della produzione fra 50 e 1000 milioni di euro”.

L’analisi dei bilanci 2010 – si legge – mostra come la crisi ha lasciato strascichi importanti: sono soprattutto le piccole imprese, e in particolare gli operatori attivi nella fase di subfornitura e maggiormente focalizzati sul mercato interno, a mostrarsi in difficolta’, sia sul fronte della crescita che della redditivita’. Nel 2010, infatti, il 28% delle piccole imprese evidenziava ancora risultati in perdita.

In presenza di una decelerazione del ritmo di crescita dell’attivita’ produttiva, il ridotto potere di mercato di questi soggetti difficilmente potra’ consentire un diffuso miglioramento dei loro margini, mantenendo ampia l’area di difficolta’ all’interno di questa classe. Nel prossimo futuro per molte imprese – in particolare per le piccole e piccolissime realta’ – sara’ difficile ritrovare gli equilibri economici e finanziari gia’ messi a dura prova nell’ultimo biennio.

Con ogni probabilita’, si intensifichera’ il processo di selezione con uscita dal mercato di alcune aziende produttive e conseguente riduzione della base produttiva. Nel biennio 2012-13, oltre alla farmaceutica, saranno i produttori di beni d’investimento – meccanica, elettrotecnica e prodotti in metallo – a mostrare le migliori prospettive di crescita, si legge ancora nel Rapporto.

Pur penalizzati dall’indebolimento comunque atteso nella spesa per investimenti, i livelli di attivita’ di questi settori aumenteranno a ritmi medi annui compresi fra il 2,6% della meccanica e lo 0,8% dei prodotti in metallo. Rispetto allo scenario formulato prima dell’estate, le previsioni sono state riviste significativamente al ribasso per i settori produttori di beni di consumo durevole: mobili, elettrodomestici e autoveicoli e moto. L’alimentare invece, pur scontando la tendenza delle famiglie a contenere gli sprechi emersa nella fase di crisi acuta del 2009, e’ previsto mantenere un’evoluzione positiva, sia pure contenuta.

Il mutato scenario si riflettera’ anche sulle filiere a monte: intermedi chimici, altri intermedi e metallurgia, che e’ previsto crescere nel prossimo biennio, beneficiando della crescita di importanti settori acquirenti – meccanica, prodotti in metallo, elettrotecnica – e di una buona proiezione internazionale. Le difficolta’ del mondo delle costruzioni continueranno a pesare sui restanti produttori di beni intermedi (come il legno e una parte della filiera chimica), dove solo i comparti piu’ orientati all’export potranno mostrarsi in crescita.