Italia: gli industriali piangono. E dicono: ‘ancora crescita zero’

21 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Il Pil segna il passo. La crescita si blocca. Il mercato del lavoro è debole e i conusmi ristagnano. E’ uno scenario negativo quello disgnato dall’analisi mensile del Centro Studi di Confindustria. “La crescita sarà quasi nulla nel terzo trimestre, dopo che nel secondo si è avuto un aumento dell’1,6% della produzione industriale, concentrato nella prima parte del periodo, che ha originato una temporanea accelerazione del Pil” si legge nel documento. Gli indicatori qualitativi sono in corale arretramento: le pmi hanno rilevato in giugno ordini calanti nel manifatturiero (47,5, minimo da 20 mesi, da 51,1) e nel terziario (47,4, da 50,1).

L’associazione di viale dell’Astronomia spiega che si profilano “debolezza della domanda interna, minor forza di quella estera, rispercussioni dalle violente turbolenze finanziarie globali e stretta sui conti pubblici”. Per l’Italia, quindi, “gli indicatori puntano a una nuova e prolungata fase di variazioni del Pil che saranno molto difficilmente superiori all’1% annuo”.

Consumi e lavoro. ‘Il mercato del lavoro in Italia rimane debole ed i consumi “hanno un profilo piatto” si legge nell’analisi del centro studi di Confindustria, che ricorda come “a maggio il tasso di disoccupazione è salito all’8,1% (+0,1 su Aprile) e al 28,9% (+0,4) tra i giovani sotto i 25 anni”, mentre “a giugno la percentuale di imprese che si attendeva una riduzione del numero di addetti nei successivi tre mesi (17,5%) è tornata a essere superiore a quella di quante prevedevano un incremento (16,0%): un deterioramento che ricalca quello delle previsioni delle aziende sulle condizioni economiche in cui operano”. Non a caso, spiega il Csc, “i consumi risentono delle difficoltà occupazionali e della dinamica dei prezzi al consumo: vendite al dettaglio e immatricolazioni di auto hanno un profilo piatto” e “la domanda interna ristagna”.

Export. ‘Congiuntura flash’ indica inoltre che a maggio le esportazioni italiane sono rimaste ferme: +0,1% in valore su aprile, dopo il +5,4% messo a segno da dicembre ad aprile (dati destagionalizzati). Rispetto ai mesi precedenti, le vendite nei mercati extra-ue sono arretrate (-1,0%) e quelle verso l’ue sono salite (+1,0%). L’export è aumentato dall’inizio della ripresa a un ritmo mensile superiore a quello tedesco: +1,6% contro +1,5%. Tuttavia, resta del 4,0% sotto il picco pre-recessione (aprile 2008), mentre le esportazioni tedesche in maggio erano del 7,7% sopra il massimo precedente la crisi. La maggiore durata della caduta (minimo toccato nell’agosto 2009; in germania nel maggio 2009) e la sua superiore intensità (-31,9% contro il -24,9% tedesco) spiegano il ritardo nella chiusura del gap.

Previsioni negative. Le prospettive sono negative per i prossimi mesi. Il saldo dei giudizi delle imprese manifatturiere italiane sugli ordini dall’estero è in netta flessione: -17,4 in giugno, da -10,1 in aprile. Le richieste di autorizzazione di cig a giugno sono diminuite del 20,1% su maggio, più del doppio di quanto spiegato da fattori stagionali. Tuttavia, il bacino di lavoro assorbito dalla cig sfiora le 340mila unità, livelli analoghi a quelli dell’autunno 2010. Il ricorso a questo ammortizzatore è particolarmente ampio nei settori dove la produzione è ferma molto al di sotto dei livelli pre-recessione.

La Confcommercio intanto ha rivisto al ribasso le stime di crescita del pil: per l’anno in corso si stima una crescita dello 0,8% contro una precedente previsione che lo dava all’1%. Analogo peggioramento per i prossimi anni: per il 2012 si prevede una crescita dell’1% contro l’1,2% precedentemente stimato, mentre per il 2013 la crescita dovrebbe limitarsi all’1,1% contro l’1,3% precedentemente stimato.