ITALIA FUORI
DALL’ EUROPA?
C’ E’ CHI CI CREDE

13 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Mark Watts è un distinto signore che amministra alcuni miliardi di euro per conto dei clienti di Morley, per lo più grandi investitori istituzionali. Watts, esperto di mercati obbligazionari, ha in portafoglio bond di ogni tipo e valuta. Quanti Btp?

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«Nessuno – ci risponde stupito dal nostro stupore – Noi siamo convinti che il mercato presto scommetterà sull’uscita dell’Italia dall’euro». Ma lei ci crede? «No, nient’affatto. E quando i prezzi dei Btp saranno scesi a sufficienza entreremo con decisione». Watts, alla sua prima visita per lavoro in Italia, ignorava che, poche ore dopo, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi avrebbe rilanciato con decisione il tema che più scotta: il «non improbabile» rialzo dei tassi. Dopo aver sprecato gli anni dei tassi bassi, l’Italia deve prepararsi a convivere con un rialzo che minaccia di soffocare i primi vagiti di ripresa.

Intanto, assume un significato sinistro il monito di Jean-Paul Trichet: la Banca centrale europea potrebbe non accettare i titoli degli Stati che scivolano sotto il rating «A-».
La realtà sta tutta qui. Nel cinismo razionale del gestore. Ma anche nel ruolo che l’inquilino del Quirinale si accinge a giocare in questi ultimi mesi del suo mandato, indossando di nuovo il suo vecchio abito di governatore. O nelle minacce diplomatiche dalla Eurotower, dove il prestigio italiano, piaccia o no, è ai minimi.

Non è il caso, per carità, di abbandonarsi alla disperazione. Anzi. In questi mesi le imprese italiane danno l’impressione di reagire, su più di uno scacchiere. Tra pochi giorni Paolo Scaroni incontrerà Alexei Miller, ceo di Gazprom, a Samsum, sulla costa turca del mar Caspio. Per l’occasione ci saranno anche Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, oltre al premier turco Recep Tayyip Erdogan. E si tracceranno preziose rotte di politica internazionale. Scaroni, probabilmente, stringerà le fila della trattativa russa, magari offrendo il diritto di partecipare al nuovo oleodotto che, attraverso la Turchia, permetterà al greggio russo di viaggiare verso Ovest evitando i Dardanelli.

Intanto Alessandro Profumo assumerà le redini di Hvb. In India sono ormai di casa gli uomini della Fiat e quelli della Piaggio, ma anche le delegazioni degli industriali di Modena o la Ducati di Guidalberto Guidi. Intanto l’economista Mario Deaglio ha già censito, da luglio a oggi, più di 300 accordi di imprese di casa nostra in Cina. Infine, la settimana prossima le Autostrade cercheranno di venire a capo del rebus francese: non è chiaro se Parigi intenda trattenere per sè il dividendo delle autoroutes all’asta oppure no. Una parte delle imprese si salverà. L’ossigeno del dollaro forte consentirà guadagni ai più competitivi, così come offre una buona opportunità (almeno per qualche mese) agli investitori più accorti.

Ma intanto si gioca in Europa una partita di cui non siamo protagonisti e nemmeno spettatori, a giudicare dall’indifferenza generale. Non è stato notato in Italia il licenziamento di François Lamoureux, già onnipotente dirigente della direzione Energia e trasporti, l’uomo che si vantava di aver portato, dal 1999 al 2004, la legislazione nelle sue materie da 3.782 a 9.682 pagine. Il simbolo della gestione di Jacques Delors, ovvero del dirigismo francese in opposizione al liberismo anglosassone. Una staffetta storica, il cui significato politico è completato dall’uscita di Odile Quentin, l’uomo dell’Europa sociale, mentre all’Industria sale Catherine Day, una battagliera irlandese nemica giurata del dirigismo transalpino.

L’Europa cambia, all’insegna della concorrenza tra i Paesi, per la gioia degli inglesi e della nuova Europa, ma anche con il silenzio-assenso tedesco. C’è chi l’ha capito, come la Spagna. E chi subisce, come noi, pensando che l’unica staffetta sia quella tra Paolo Bonolis ed Enrico Mentana: anche l’Eurolega, però, bisogna meritarsela.

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