Italia: economia destinata a stagnare all’interno dell’Eurozona

11 Luglio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – La crisi del settore bancario e le prospettive di instabilità politica post referendum costituzionale hanno messo in allerta gli analisti di tutto il mondo sul caso Italia. I più pessimisti temono che il nostro paese, la terza economia dell’area euro e anche dell’Ue ora che il Regno Unito se ne va, potrebbe provocare la fine del progetto europeo.

Nella sua ultima nota agli investitori, lo strategist di Societe Generale, noto ribassista, Albert Edwards ci ha descritto come “l’anello debole della catena sia economica sia politica dell’area euro”.

“Ritengo che sia solo una questione di tempo prima che il progetto dell’Euozona finisca in frantumi. Chiaramente il referendum sulla Brexit non ha aiutato. Per me i problemi sono, nell’ordine, l’Italia e la Francia. Perché? Là la gente è insoddisfatta e le economie sono too-big-to-fail. Il popolo non è per nulla contento di quello che ha avuto dal progetto dell’area euro in termini di occupazione e crescita economica”.

La crisi delle banche in Italia ricorda da vicino quella del Giappone nel 1991

Ancora più significativo è il fatto che i partiti radicali all’opposizione che hanno preso l’impegno di abbandonare l’area euro (o per lo meno indire un referendum per fare decidere al popolo) lo faranno senza troppi ostacoli se dovessero salire al potere.

Sin qui nulla di nuovo. Ma l’analisi di Edwards si fa interessante e un paio di grafici sono molto esplicativi sullo stato di salute precario dell’economia italiana. La nostra economia “molto semplicemente non riesce a raggiungere una crescita all’interno dell’area euro e probabilmente mai lo ci riuscirà”

“Questo è il motivo per cui dopo la prossima recessione la maggioranza dei cittadini italiani dirà basta all’esperimento dell’area euro e voterà per il MoVimento 5 Stelle, che è a favore di un’uscita graduale dall’area euro o comunque da una ridefinizione dei trattati. Non ci saranno nemmeno negoziati come nel caso della Grecia con la Germania”. Non ci saranno bluff: il secondo partito d’Italia passerà ai fatti.

Il livello di sfiducia nei confronti dell'Ue è tra i più alti in Italia, Francia e Svezia.

L’economia in Italia è così debole, secondo lo strategist, che “finirà per ricadere in una fase di recessione, che a sua volta alimenterà il malcontento per la classe politica e aiuterà i movimenti fautori del populismo”. Gli italiani seguiranno l’esempio del Regno Unito e sceglieranno di lasciare l’Ue (non si può lasciare l’area euro e rimanere in Ue, come aveva precisato i falchi tedeschi e gli eurocrati in occasione delle trattative sulla possibile Grexit).

Chiaramente questo scatenerà un effetto domino nel continente europeo e porterà al declino e poi alla caduta dell’Unione Europea come la conosciamo oggi.