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Italia, crisi Israele: esportazioni in bilico

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Nasconde anche insidie di ordine economico per l’Italia la crisi in atto tra Israele e Libano. Il Paese dei cedri è un ottimo partner commerciale dell’Italia e garantisce al nostro Paese un export di poco inferiore al miliardo di dollari americani (970 milioni nel 2005) con un incremento del 5 per cento rispetto al 2004 (930 milioni di dollari). L’Italia risulta essere tra i primi esportatori verso il Libano, con una quota di mercato del 10,4 per cento, che mette il nostro Paese in testa tra i maggiori concorrenti tradizionali come Francia, Gran Bretagna, Germania, Cina, Stati Uniti, etc. Altro segnale positivo è che l’Italia risulta essere uno dei pochi paesi ad aver incrementato l’export nel 2005 rispetto all’anno precedente, registrando una performance positiva rispetto al 2004 pari al 5 per cento, che con Francia (7,8 per cento) e Svizzera (6,6 per cento) la pone tra quei Paesi che non risentono della crisi commerciale degli scorsi anni. Per lo più l’export dell’Italia verso il Libano si contraddistingue per la vendita di beni di consumo durevoli e non (78 per cento del totale) come i prodotti della raffinazione del petrolio (41 per cento), il tessile e abbigliamento (9 per cento), i prodotti metallici (7 per cento), chimici (6 per cento), plastica e gomma (4 per cento) e alimentare (3 per cento), contro un 12 per cento dettato dalla cessione di impianti e macchinari. Questi valori esprimono la propensione dell’economia libanese verso i servizi. Infatti l’industria risulta economicamente poco sviluppata e, a quanto risulta all’ufficio dell’Ice di Beirut, si conoscono solo due investimenti di imprese italiane in Libano: di natura finanziaria quello della Banca di Roma con operazioni di sportello e cinque filiali; commerciale quello della Snaidero (dal 1995) per la produzione di cucine componibili attraverso la consociata Snaidero Middle East. Non agevola il processo di integrazione economica il “rating”, che la Sace attribuisce al Libano con un elevatissimo rischio Paese (7 su 7) considerato il debito estero (38 miliardi di dollari pari al 170 per cento del Pil) e il mancato pagamento delle ultime otto rate relative all’Accordo di consolidamento del debito del 1997, pari a 16 milioni di euro. Sussistono poi altri minori contenziosi relativi a contratti pubblici e di manutenzione di infrastrutture eseguite da imprese italiane quali Ansaldo, Enel, Opere Pubbliche e Toto Costruzioni, ancora da definire.