Italia condannata a manovra ‘monstre’ per evitare aumento Iva

9 Aprile 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Si preannunciano caldi i mesi a venire per il nuovo governo italiano che darà del filo da torcere all’Europa. Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in un’intervista rilasciata al Tg5, ha ribadito che è importantissimo che il Paese migliori strutturalmente il suo budget dello 0,3% del Pil.

“La Commissione ritiene fondamentale che l’Italia si attenga ai target di bilancio, riduzione di deficit e debito: per l’Italia è importantissimo. Ci aspettiamo che l’Italia migliori strutturalmente il suo budget dello 0,3% del Pil, le valutazioni verranno fatte all’inizio del prossimo semestre. Il governo, attualmente in carica per la gestione corrente, presenterà un Def fondato su uno scenario politico immutato, il nuovo esecutivo potrà preparare nuovo approccio”.

Si tratta della correzione annunciata dal ministro Padoan alla Commissione con una lettera lo scorso 30 maggio 2017 e che il governo ha programmato con la legge di bilancio 2018, come si evince dalla Nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre. Il rigore di Dombrovskis, però, è stato già aspramente criticato da Matteo Salvini su Facebook.

“Se l’Ue chiederà ancora sacrifici, precarietà e tagli, la risposta del governo Salvini sarà ‘No grazie’. Prima il benessere degli italiani, poi le regole europee”.

Intanto Luigi Di Maio dalle pagine de La Repubblica fornisce qualche indiscrezione sulla bozza del DEF che starebbe preparando il Movimento Cinque Stelle.

“Misure per rilanciare una crescita economica sostenibile, rispettosa del benessere sociale dei cittadini, ma tenendo il rapporto deficit-Pil all’1,5%”.

Ma la vera novità nel Documento di Economia e Finanza targata Cinque Stelle, come scrive Manuela Perrone sul Sole 24 Ore, è un’altra:

“Una promessa di taglio di quel macigno da quasi 2.260 miliardi con un’operazione di ingegneria finanziaria più volte vagheggiata nell’ultimo decennio. Che potrebbe basarsi sull’emissione di bond con immobili pubblici a garanzia. L’ipotesi al vaglio è quella di trasferirli a una società veicolo, dunque fuori dal perimetro dello Stato. Senza privatizzazioni o svendi te, fumo negli occhi dei Cinque Stelle. Il quantum va definito, cosi come i contorni precisi. La preoccupazione, nel Movimento, è evitare cartolarizzazioni di tremontiana memoria”.

All’orizzonte si profila però una manovra correttiva da 18 miliardi e mezzo di euro per rimettere in sesto i conti italiani. In totale al nostro paese servono 12,4 miliardi per azzerare le clausole di salvaguardia su Iva e accise per l’anno prossimo, cifra a cui vanno altri 3,5 miliardi che l’Unione europea ci sta per chiedere, al fine di perseguire il pareggio di bilancio come previsto dal cosiddetto Six pack e, infine, ulteriori 2,6 miliardi per coprire una serie di spese non differibili.

I dati sono quelli elaborati dalla Cgia di Mestre secondo cui quindi il nuovo Governo (qualsiasi esso sia) dovrà predisporre entro la fine del 2018 una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva, per correggere i nostri conti pubblici e per far fronte a uscite già impegnate.

“Purtroppo – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – l’entità di questa manovra stride in maniera evidente con le promesse elettorali avanzate nelle settimane scorse da coloro che oggi scalpitano per guidare il Paese. Dopo l’ubriacatura che abbiamo subito leggendo gli effetti positivi dovuti all’applicazione della flat tax, del reddito di cittadinanza o dalla cancellazione della legge Fornero, sarà interessante capire come, in pochi mesi, chi ci governerà recupererà oltre un punto di Pil”.