Italia: con questi cds è un paese quasi da rating B

16 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – I mercati stanno continuando a muoversi secondo il sentiment principale che abbiamo individuato in apertura di settimana. Si tratta di movimenti correlati che vedono, ormai sarete stanchi di leggerlo, valute ad alto rendimento, borse e commodities muoversi nello stesso senso, con il dollaro ed il mercato obbligazionario europeo che si muovono in senso inverso.

Questo equivale a dire che nel momento in cui si acuiscono gli attacchi speculativi sul mercato del reddito fisso, il dollaro sale in quanto safe heaven e le borse, in linea generale, perdono terreno.

Per quanto riguarda i bond sovrani europei, stiamo assistendo anche all’allargamento dello spread tra i bund tedeschi e quelli spagnoli e francesi, con i livelli dei Cds (credit default swap) che stanno raggiungendo, soprattutto per l’Italia (come sappiamo, il primo osservato speciale) i livelli di un Paese con Rating B, mentre il dollaro americano continua a ben performare un po’ contro tutto.

Per quanto concerne il mercato di borsa, l’unica eccezione ieri ci è arrivata da wall street, che ha chiuso in territorio positivo sulla scia di qualche dato buono arrivato dall’ambiente fondamentale, quasi come voler tirare un respiro in un quadro generale che definire pessimo non è esagerato.

Le vendite al dettaglio, che hanno battuto anche se di poco le aspettative (+0.5% vs +0.3%), i prezzi alla produzione industriale che non sono saliti (fattore positivo per paventare ulteriori stimoli monetari) e l’Empire manufacturing che si è riportato in territorio positivo, dal -8.48 del mese scorso hanno dato una piccola spinta al rischio, che però oggi sembra destinato a non essere comprato, sulla scia di quello a cui stiamo assistendo da lunedì.

Le valute ad alto rendimento e le commodities parlano chiaro. Tutti i livelli più importanti di supporto sono stati rotti, soprattutto sul valutario, ed ora ci si avvicina pericolosamente a punti che se non dovessero tenere aprirebbero la strada ad ulteriori ribassi.

Da notare che fino a quando le correlazioni individuate rimarranno valide, uno scenario del genere corrisponderebbe a forti correzioni anche sulle borse e ad una rivalutazione del greenback.

Non ci resta nient’altro da fare che concentrarci sulla giornata odierna, dove verranno comunicate l’inflazione europea, attesa al 3.0% su base annua, e l’inflazione Usa, attesa al 3.7% dal precedente 3.9%, sempre su base annua. Oltre a questo verranno pubblicati i Tics, dei dati relativi alla produzione industriale a stelle e strisce e le scorte di petrolio (trovate tutte le previsioni sul nostro calendario macroeconomico).

Passiamo ad osservare i grafici, incominciando dall’eurodollaro.

La tendenza in calo evidenziata sin dalla chiusura della settimana passata, continua senza sosta. Anche il raggiungimento del minimo precedente di riferimento, 1.3490, ha potuto solamente portare ad un temporaneo rallentamento del calo, che poi comunque è giunto sino a 1.3430. E adesso? Come dicevamo siamo in presenza di un forte movimento in calo, che in tre giorni ha portato ad un ritracciamento di circa 400 pip e che ha ora come obiettivi ulteriori i livelli visti, l’ultima volta, ad inizio ottobre. Facciamo riferimento in primis a 1.3360, che trova a sostegno un gran numero di tentativi di rottura prima come livello di supporto e poi come resistenza. Oltre questo, si fa sempre più probabile un ritorno a 1.3150, punto di partenza del trend in salita mostrato si dai primi giorni di ottobre.

Nulla di nuovo, invece, per quanto riguarda il UsdJpy, dato che la stabile tendenza ribassista non da cenno di mutamenti. Continuiamo ad osservare 77.50 come possibile livello di resistenza così come 76.80 continua a risultare il nostro livello di breakout ribassista per ricercare un aumento di volatilità ed assistere alla continuazione della strada in calo.

Il cambio EurJpy, che segue fedelmente l’eurodollaro, ha confermato ieri la rottura del supporto chiave in area 105. Come già ipotizzato da giorni, sembra proprio che la strada possa ora giungere in prossimità del precedente minimo di riferimento di 100.75. Questo potrebbe risultare ancora più vero se dovessimo assistere ad una mancata tenuta dell’ultimo livello di supporto utile per le prossime ore e posizionato a 102.70.

Situazione del tutto simile per il cable, che ha confermato ieri, con grande forza, la rottura del livello di supporto statico posizionato a 1.5880. In poche ore abbiamo visto il cambio lasciare sul terreno più di una figura e dirigersi con velocità verso il supporto ulteriore visto a 1.5715, grazie alla seconda delle percentuali di ritracciamento di Fibonacci del movimento in salita compreso fra 1.5270 e 1.6160. Seppur al momento attuale non sia troppo vicino, consideriamo 1.5880 come livello di resistenza di maggior interesse.

Il cambio EurChf continua il proprio movimento laterale compreso fra 1.2280 e 1.2450, con un elemento in più. La trendline positiva di supporto, del movimento degli ultimi quattro giorni di scambi, e passante per 1.2370 è stata ulteriormente confermata indicando così un livello più vicino ai prezzi attuali per sfruttare eventuali movimenti.

Il cambio UsdChf, grazie alla forza notevole del dollaro (particolarmente chiara se si osserva lo strumento USDOLLAR presente sulla nostra piattaforma), ha raggiunto ed oltrepassato il livello di resistenza precedente a 0.9150 puntando diritto verso il massimo di riferimento di 0.9310 (massimo raggiunto dai prezzi dallo scorso 4 aprile).

Concludiamo con un aggiornamento sul cambio UsdCad, che sembra essere in procinto di fornire uno spunto rialzista, dato che per la prima volta da un mese a questa parte i prezzi sono riusciti ad oltrepassare l’area di congestione prossima a 1.0250. Il primo obiettivo si trova circa una figura al di sopra dei prezzi attuali, 1.0375.

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